Enel stacca il dividendo e porta il rendimento 2025 al 6,4%
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A una settimana dai conti semestrali oggi Enel apre la settimana di Borsa con lo stacco del dividendo. La società guidata da Flavio Cattaneo – tra le aziende a maggiore capitalizzazione di Piazza Affari – salderà i propri azionisti con 0,255 euro per azione (yield 3,20%), l’anticipo di 0,215 euro era stato pagato a gennaio, per uno yield complessivo su base annua del 6,40% circa. Nonostante l’impegno odierno il titolo, che per il suo carattere difensivo è nei portafogli di molti investitori italiani, ha aperto la seduta in leggero rialzo (+0,20%) in una Piazza Affari negativa (-0,55% a 40.087 punti).
I dividendi
Il gruppo è il più grande tra i cinque che oggi staccheranno il dividendo. Secondo i dati elaborati da CoMar, nell’ambito del suo Osservatorio Finanziario, Enel è la prima azienda, tra le partecipate statali italiane, in termini di capitalizzazione, con un peso intorno al 9% rispetto al totale del listino, più del doppio rispetto alla seconda partecipata in classifica.
Negli ultimi due anni il rendimento complessivo, includendo i dividendi, per chi ha deciso di investire in titoli Enel è stato di oltre il 50%. I dividendi totali distribuiti nello stesso periodo sono pari a 0,90 euro per azione. Un dato che premia anche il Mef, che detiene il 23,6% del capitale azionario della società e ha quindi incassato oltre 2 miliardi di euro.
D’altra parte, il titolo Enel è cresciuto del 19,3% in soli 6 mesi. E le attese future sono di una remunerazione crescente. “Con buyback e payout più alti, stimiamo un tasso di crescita annuale composto del 4% per l’utile per azione e dell’11% per il dividendo nel periodo 2025-2027», scrive Hsbc.
D’altra parte, il piano industriale al 2027 presentato l’anno scorso a novembre, ha migliorato la politica del dividendo, portando il floor (minimo) a 0,46 euro, tre centesimi in più del precedente piano, con la possibilità di “un potenziale ulteriore incremento fino a un payout del 70% sull’Utile netto ordinario del Gruppo”. Inoltre la società ha deciso di lasciarsi le mani libere, rimuovendo il vincolo della neutralità dei flussi di cassa.
Intermonte si aspetta che l’anno prossimo, il dividendo sull’utile del 2025 salga a 0,48 euro, da 0,47 di quest’anno. Nel 2027, anno di competenza 2026, si arriva a 0,49 euro e nel 2028 a 0,51 euro.
Aspettando i conti semestrali
Il 31 luglio l’ad Cattaneo alzerà il velo sui numeri del semestre. Hsbc si attende un ebitda di 5,4 miliardi di euro nel secondo trimestre del 2025, in leggero calo dai 5,974 miliardi del primo trimestre e di 11,36 miliardi nel semestre dagli 11,681 miliardi dello stesso periodo del precedente esercizio. L’utile netto è visto a 3,55 miliardi da 3,95 miliardi. Confermata la guidance 2025: ebitda ordinario compreso tra 22,9 e 23,1 miliardi e utile netto ordinario tra 6,7 e 6,9 miliardi.
In linea Intermonte, secondo cui l’Ebitda ordinario dovrebbe aggirarsi intorno ai 5,40 miliardi di euro (-3%su base annua, flat su base sequenziale). A pesare dovrebbero essere i volumi dell’idroelettrico, attesi in calo per motivi meteo: la base di comparazione con il fortissimo analogo periodo del 2024, è sfavorevole. Il tema degli invasi più bassi, è negativo per tutto il settore, ma lo è di più per A2A, maggiormente esposta alla generazione hydro. Buone notizie per il debito netto che dovrebbe attestarsi a 55,5 miliardi di euro, in leggero calo rispetto ai 56,0 miliardi di euro di fine marzo. Nel 2024, l’ad si è concentrato su una serie di operazioni salva debito iniziate con il suo mandato alleggerendo l’esposizione di oltre 11 miliardi. Gli ultimi 2 miliardi sono arrivati 6 mesi fa con li ultimi 2 miliardi di euro attesi entro il closing del solare in Spagna e la cessione della distribuzione in Lombardia ad A2a.