1. Home ›› 
  2. Notizie ›› 
  3. Notizie Mondo ›› 

Trump attacca l’Europa: dazi punitivi del 100% su Vespa e altri prodotti. Mentre accordo Basilea 4 rimane congelato

FACEBOOK TWITTER LINKEDIN

Donald Trump è pronto a sferrare un attacco commerciale contro la Vespa Piaggio, e l’acqua San Pellegrino (quest’ultima di proprietà della Nestlé). Ma nella lista dei prodotti europei presi di mira dal presidente Usa ci sarebbero anche altri nomi altisonanti, come il colosso francese delle acque minerali, la Perrier, e il formaggio Roquefort. Un attacco frontale, che si tradurrebbe nell’imposizione di dazi punitivi fino al 100%, e che colpirebbe anche il foie gras, e alcune case produttrici di moto leggere come le austriache Ktm e le svedesi Husqvarna. Sono le indiscrezioni riportate dal Wall Street Journal, secondo cui l’applicazione di tali tariffe sulle importazioni sarebbe una ritorsione contro il bando, da parte dell’Europa, dell’importazione di carne di manzo Usa trattata con gli ormoni.

Il quotidiano finanziario ricorda proprio il caso della carne di manzo, esploso 10 anni fa circa, e oggetto di contenzioso tra gli Usa e l’Unione europea presso il WTO, l’organizzazione mondiale del commercio.

Nel 2008, l’organizzazione stabilì che gli Stati Uniti avrebbero potuto mantenere le tariffe imposte anni prima contro alcuni prodotti europei a causa del divieto di importazioni di carne di manzo Usa che, stando al WTO, costituiva una violazione delle regole commerciali internazionali. Washington sospese tuttavia i dazi punitivi, dopo che Bruxelles approvò un piano, che divenne effettivo nel 2009, per permettere ai paesi Ue di importare carne di marzo americana non trattata con gli ormoni. Tuttavia, i produttori americani di carne accusarano l’Unione europea di non aver garantito l’apertura dei loro mercati come promesso nell’accordo.

Di conseguenza, il Congresso approvò nel 2015 una norma che rese più semplice per gli Stati Uniti imporre dazi punitivi. 

Ma c’è anche un comparto in Europa che potrebbe scontare le decisioni della nuova amministrazione Usa: è quello bancario. Stando a quanto riporta un articolo de Il Sole 24 Ore, dopo l’elezione di Trump la modifica degli accordi siglati a Basilea per stabilire i requisiti patrimoniali delle banche è in fase di stallo. Praticamente, le trattative tra gli istituti europei e quelli americani per Basilea 4 sono rimaste congelate. 

“In teoria – scrive il Sole 24 Ore – l’accordo di massima sembra essere stato trovato, almeno tra le banche del Vecchio Continente. Ma a mancare è la controparte, ovvero gli Stati Uniti, il cui rappresentante nel Comitato di Basilea, Daniel Tarullo, ha fatto un passo indietro lasciando vacante il suo posto, in aperto scontro con l’amministrazione Trump”.

Basilea 4 dovrebbe sostanziarsi nella revisione del framework relativo al risk weighted asset, al leverage ratio e all’ouput floor. La tensione con gli Usa della nuova amministrazione Trump riguarda l’introduzione dell’output floor, ovvero una limitazione al beneficio che i modelli interni possono generare rispetto ai modelli standard. Il Sole rileva che in Europa una posizione comune è stata raggiunta, con le banche “guidate dall’asse franco-tedesco, che si oppone all’introduzione di un floor superiore al 60%. Dall’altra parte ci sono gli Stati Uniti, che non vogliono scendere sotto l’80%, visto che per il loro modello standard è prassi”. 

E’ possibile che alla fine venga raggiunto un compromesso su una soglia del 75%, “con una introduzione graduale del 55% dal 2021 per arrivare a regime nel 2025”. Tuttavia, a questo punto, molto dipende dalla Fed, visto che mercoledì prossimo si dimetterà appunto Daniel Tarullo, che negli ultimi anni ha rappresentato la Federal Reserve “nei dossier relativi alla regolamentazione finanziaria”. E, data l’evidente ostilità dei repubblicani alla legge Dodd-Frank, l’uscita di Tarullo potrebbe essere l’avvio di un cambio di passo anche per le posizioni della Fed dentro a Basilea”.