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Tria prova a spegnere lo spread: aste BTP non sono un problema. Alta tensione con Di Maio su nodo Alitalia

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Il dossier Alitalia rischia di alimentare ulteriormente le tensioni all’interno del governo con il ministro Tria intervenuto sulla questione specificando che sulle mosse del Tesoro è lui che deve esprimersi, con chiaro riferimento agli annunci mezzo stampa fatti oggi da Di Maio. TRia ha parlato anche delle aste di Btp. “Per ora non c’è nessun problema. Le aste vengono svolte regolarmente con tassi più elevati rispetto al passato ma gli investitori non si stanno tirando indietro”. Così il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, interpellato su eventuali problemi di finanziamento per il Tesoro il prossimo anno quando terminerà il programma di Quantitative Easing della BCE.

 

Tria: “Livelli spread ingiustificati”

Interpellato poi sul livello attuale dello spread, il titolare del dicastero di via XX Settembre aggiunge che non c’è “nessuna giustificazione economica per l’attuale livello, sia per i fondamentali dell’economia che per quelli della finanza pubblica”. Ma è dal Fondo monetario Internazionale che oggi arriva l’ennesimo altolà sulla manovra del governo giallo-verde. A lanciarlo è stato il responsabile del Dipartimento Europa del Fondo Monetario, Poul Thomsen. “Siamo d’accordo con la Commissione europea, l’Italia deve rispettare le regole”, ha sottolineato il funzionario danese, osservando che “l’Italia avrebbe dovuto fare più aggiustamenti fiscali in passato”. La manovra italiana “va in direzione opposta ai suggerimenti del Fondo“, ha osservato Thomsen, ricordando che per l’Italia si prevede una crescita moderata l’anno prossimo, secondo le stime contenute nel World Economic Outlook. Il ministro Tria risponde alle osservazione dell’istituto guidato da Christine Lagarde affermando che non vi è nessuno scandalo da aumento del deficit e che l’Italia è “nelle regole”.

Di Maio

In Italia però è su Alitalia che si consuma l’ennesimo botta e risposta all’interno del governo. Protagonisti proprio il ministro dell’economia Giovanni Tria e il vicepremier Luigi Di Maio.  Quest’ultimo, prima in un’intervista al Sole 24 Ore e poi nell’incontro con i sindacati, ha affermato oggi che per Alitalia, la strada che il governo intende battere è quella del ritorno dello Stato azionista attraverso il Mef con una newco partecipata anche da Fs, con “una dotazione iniziale tra 1,5 e 2 miliardi” in cui lo Stato manterrà una quota vicina al 15% con in programma anche l’ingresso di Ferrovie dello Stato. “Il ministero dell’Economia convertirà in equity parte del prestito con cui coprirà la quota del 15% di partecipazione nella Newco” ha sottolineato Di Maio. La nuova società, secondo il progetto del vice premier, avrà una dotazione iniziale di due miliardi “che consente ad Alitalia di tornare competitiva e di avere nuovo slancio. Una dotazione che le consente di emergere dalla linea di galleggiamento” ha concluso Di Maio.  “Io penso che delle cose che fa il Tesoro debba parlarne il ministro dell’Economia. Io non ne ho parlato”, ha detto il ministro Tria a proposito dell’ingresso dello Stato nel capitale.