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Stati Uniti: indicazioni deludenti dal Pil del secondo trimestre, dollaro perde terreno

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Indicazioni sotto le stime dall’indice che misura l’incremento del Prodotto interno lordo della prima economia. Il Bureau of Economic Analysis ha annunciato che tra aprile e giugno l’economia statunitense ha messo a segno un incremento, trimestrale annualizzato, dell’1,2%. Il dato è decisamente inferiore al +2,6% stimato dagli analisti. Negativa anche la revisione al ribasso, dall’1,1 allo 0,8%, del dato relativo i primi tre mesi dell’anno. La pubblicazione della seconda stima è prevista per il prossimo 26 agosto.

Nel secondo trimestre, le spese dei consumatori (che rappresentano due terzi della crescita Usa) hanno segnato un incremento del 4,2% (dall’1,6%) ma gli investimenti delle imprese hanno messo a segno il calo maggiore dal 2009 (-3,2%). -6,1% per gli investimenti nel settore residenziale e le scorte hanno segnato il primo rosso dal 2011. Sopra le stime l’indice dei prezzi, salito dallo 0,5 al 2,2 per cento.

I dati fanno tornare d’attualità le tensioni sulle ripercussioni della debolezza dell’economia mondiale e sull’impatto della crisi del comparto energetico. Ovviamente una ripresa che procede a un ritmo particolarmente debole è destinata a procrastinare il nuovo incremento dei tassi da parte della Federal Reserve (che mercoledì ha confermato il costo del denaro senza però chiudere a eventuale rialzo nei prossimi mesi).

Al momento solo il 22 e il 23,7 per cento degli analisti contattati da Bloomberg stima un incremento del costo del denaro nei meeting in calendario il 21 settembre e il 2 novembre. Le probabilità salgono al 38,8% nel caso delle riunioni di dicembre e febbraio 2017.

Future piatti, dollaro si indebolisce
A pochi minuti dall’avvio delle contrattazioni a New York, lieve calo i future sugli indici di Wall Street (-0,26% per il derivato sul Dow Jones, -0,17% per quello sullo S&P, +0,07% nel caso del Nasdaq), sul valutario si assiste a un indebolimento del dollaro (+0,71% a 1,1155$ nel cambio con l’euro, -2,33% a 102,81 per lo usd/jpy) mentre nel comparto delle materie prime l’oro guadagna terreno e si porta a 1.354,3 dollari (+1%).