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Sprechi alimentari: finisce in spazzatura l’equivalente dello 0,5% del Pil

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Quasi 9 miliardi di motivi per mobilitarsi al fine di abbattere lo spreco alimentare. In Italia in media vengono  gettati nella pattumiera 213 grammi di cibo alla settimana, pari a un costo medio pari a 7,03 euro settimanali a famiglia per complessivi 8,7 miliardi di euro (dati dell’Osservatorio Waste Watcher 2013). 
Secondo il WWF in media gli italiani spendono 316 euro l’anno in cibo che poi viene buttato. 

Per sensibilizzare gli italiani sull’argomento il ministero dell’Ambiente ha fissato per oggi la prima Giornata nazionale contro lo spreco alimentare. In ambito europeo risale a due anni fa la fissazione da parte del Parlamento europeo dell’obiettivo di abbattere del 50% lo spreco alimentare entro il 2025 con anche la fissazione per il 2015 dell’anno europeo contro lo spreco alimentare. 

Susanna Tamaro e Giobbe Covatta nel gruppo di lavoro del piano Pinpas 
Il ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, ha istituito il PINPAS, ossia piano nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, che vede un gruppo di Lavoro coordinato dal presidente di Last Minute Market, Andrea Segrè, docente all’Università di Bologna e promotore della campagna europea “Un anno contro lo spreco”. Al suo fianco la scrittrice Susanna Tamaro, lo scienziato Vincenzo Balzani, la regista Maite Carpio, attiva nella solidarietà e fondatrice dell’onlus Agenda Sant’Egidio, l’attore e scrittore Giobbe Covatta. 
La definizione del Pinpas dovrebbe avvenire entro la primavera con il gruppo di lavoro che, dopo un confronto sugli sprechi alimentari lungo la filiera  e sulle misure in atto a livello internazionale per combattere lo spreco, formulerà una proposta per una campagna nazionale volta a sensibilizzare i cittadini contro lo spreco alimentare. 

Nelle pattumiere di casa lo 0,5% del Pil  
Il monitoraggio fra spreco domestico e spreco nella filiera agro-alimentare (aziende agricole, industria  alimentare, piccola e grande distribuzione, mercati all’ingrosso, ristorazione collettiva), ha portato Waste  Watcher e Last Minute Market a calcolare che lo spreco alimentare domestico gioca la parte del leone, contando per lo 0,5 % del Pil.
L’identikit degli sprechi alimentari domestici 
Dal rapporto Waste Watcher emergono 9 spreco-tipi italiani che portano alla pratica del “buttare via il cibo”. Fra queste cause  primeggia la motivazione per cui il cibo “aveva fatto la muffa” (38,94%) o “era scaduto” (32,31%), o “era andato a male  fuori dal frigo nel caso di frutta e verdura” (26,69%), o ancora perché “l’odore o il sapore non sembravano buoni” (25,58%). In misura sensibilmente inferiore sono state indicate cause come “l’aver cucinato troppo cibo” (13,29%), l'”aver calcolato male gli acquisti” (13,15%), o addirittura motivazioni più “capricciose” come l’aver acquistato “cose che non piacevano” (6,61%).
Oltre mille comuni e 3 Regioni hanno aderito alla Carta Spreco Zero 
La sensibilizzazione verso una maggiore consapevolezza sulla necessità di provvedimenti utili a contrastare lo spreco alimentare ha portato a iniziative quali il lancio della Carta Spreco Zero, decalogo di buone pratiche contro gli sprechi alimentari, idrici, energetici. Ad oggi risultano oltre 1000 i Comuni italiani, fra i quali Milano, Torino, Bologna, Venezia, Trieste,  che hanno aderito alla carta così come le Regioni Veneto, Friuli Venezia Giulia e Puglia.