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S&P’s spinge l’Italia a un passo dal “non-investment grade”, pesa debolezza della crescita

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Standard & Poor’s taglia le stime di crescita e porta il merito di credito del Bel Paese a ridosso del “non-investment grade”. Causa la bassa inflazione e le difficoltà nel fare business, “abbiamo rivisto -si legge in una nota targata S&P’s- la nostra stima media sulla crescita, reale e nominale, del Pil per il periodo 2014-2017 allo 0,5 e all’1,2%, dall’1 e dall’1,9% precedente”. Il forte contrasto con le stime governative (+0,7 e +1,9%) è dovuto al fatto, spiegano da S&P’s, “che stimiamo una minore ripresa dei consumi privati e degli investimenti fissi lordi”. La view sull’andamento del Pil 2015 subisce una drastica riduzione passando dall’1,1 allo 0,2 per cento.

Al quinto downgrade in otto anni, il merito di credito di lungo e di breve termine è stato portato all’ultimo livello dell’investment grade (a  “BBB-/A-3”, dal precedente “BBB/A-2”). La decisione è in controtendenza rispetto alle altre “due sorelle”, Moody’s e Fitch, che nel corso dell’anno hanno confermato la valutazione e alzato le prospettive a “stabili”.

L’outlook di S&P’s sale a stabile poiché ci si attende “che il governo implementi gradualmente riforme di bilancio e strutturali” capaci di spingere la crescita economica. “Inoltre, ci aspettiamo che la politica monetaria della Banca centrale europea continui a sostenere il processo di normalizzazione della dinamica inflazionistica in Italia e nei maggiori partner commerciali”.

Il flebile incremento del Prodotto interno lordo andrà a minare la dinamica del debito, atteso alla fine del periodo di riferimento (2017) a 2.256 milioni di euro, 80 miliardi in più rispetto alla stima precedente “e questo, unito alla bassa crescita e all’erosione di competitività, non è compatibile con una valutazione BBB”. Il debito, escludendo le garanzie fornite nell’ambito dell’Efsf (European  financial stability facility), nel 2016 dovrebbe toccare un picco al 133% della ricchezza prodotta mentre il rapporto deficit-Pil nel 2014-17, sempre a causa dell’anemico tasso di crescita, da un dato medio al 2,5% passa al 2,7%.

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View sulla crescita reale in aumento, dal 2,7 al 3,7% nel 2014-2016, invece sull’Irlanda che vede il merito di credito salire a “A/A-1” dal precedente “A-/A-2” (outlook è stabile). “L’upgrade riflette la convinzione che le solide prospettive di crescita dell’Irlanda -si legge nella nota diffusa dall’agenzia- si traducano in un ulteriore miglioramento degli indicatori di bilancio”.