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Salvataggio Carige, trovarle una sposa costerebbe allo Stato fino a 1,7 miliardi

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Il ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, ha ben sintetizzato quale futuro attende Banca Carige: una fusione con una banca di medie dimensioni oppure diventare pubblica così come successo a Mps. Il commissariamento da parte della Bce e l’intervento del governo con una garanzia pubblica per massimi 3 miliardi di euro hanno decisamente accelerato i tempi per la ricerca di una soluzione per la banca genovese che intanto è alle prese con le due emissioni obbligazionarie da complessivi 2 miliardi su cui ieri ha ricevuto il via libera del Tesoro per l’attivazione della garanzia pubblica.

 

Nelle ultime settimane si sono susseguiti i nomi di possibili banche che potrebbero essere coinvolte nell’operazione Carige, con la possibilità che si profili una soluzione sulla falsariga di quanto fatto con le banche venete, andate a Intesa Sanpaolo per la cifra simbolica di 1 euro.

Le parole di Messina e le simulazioni di Deutsche Bank

I nomi circolati sono quelli di Banco Bpm, UBI Banca (che spesso è stata affiancata anche a Mps) e Unicredit. Le parole di Carlo Messina –  oltre a escludere un nuovo intervento di Intesa Sanpaolo in quanto la quota di mercato rilevante che la banca ha in Italia implica che non c’è nessuna possibilità di acquisizione – sembrano escludere anche la possibilità di un ruolo chiave dell’altra big, ossia Unicredit, che invece nei giorni immediatamente successivi al commissariamento di Carige sarebbe stata più volte sollecitata dal governo a un eventuale futuro intervento. Da ricordare che le richieste della Bce sono sia per una ricapitalizzazione di Carige che l’individuazione di un partner.

 

A fare i conti circa i possibili esborsi di cui dovrebbe farsi carico lo Stato sono stati gli analisti di Deutsche Bank. In un report sul settore bancario la casa d’affari teutonica indica potenziali costi fino a 1,4 miliardi per indurre una banca italiana ad acquisire Carige, a cui si dovrebbero aggiungere altri oneri accessori per 150-300 milioni di euro legati all’integrazione (tagli al personale, integrazione dell’IT).

Banco BPM la soluzione ‘più cara’

Il report di Deutsche Bank riportato dall’agenzia stampa Radiocor, rimarca che il supporto pubblico varierebbe a seconda degli istituti coinvolti: se fosse Ubi Banca a intervenire il supporto pubblico ammonterebbe a 1,28 miliardi, con Unicredit la stima è di 1,32 miliardi mentre con Banco Bpm si arriverebbe a 1,43 miliardi. Stime che presuppongono una replica dello schema utilizzato per l’intervento di  Intesa Sanpaolo sulle banche venete, con quindi la separazione della banca acquisita in “good bank” e “bad bank” e lo Stato che si farebbe carico degli Npl lasciando invariati i ratios patrimoniali della banca che verrebbe coinvolta. Deutsche Bank non manca di sottolineare che per il governo si tratterebbe di un’operazione politicamente “più costosa” rispetto alla ricapitalizzazione precauzionale.

 

L’ad di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, nel corso di un’intervista a Bloomberg Tv, ha precisato che la banca non ha subito alcuna pressione per rilevare Banca Carige. Per il futuro di Carige il banchiere vede due possibili scenari: diventare pubblica o aggregarsi con una banca di medie dimensioni.