Saldi estivi 2014: Confcommercio, il bonus di Renzi non 'stimola' gli acquisti

Inviato da Flavia Scarano il Ven, 18/07/2014 - 12:19

A due settimane dall'avvio dei saldi estivi nelle maggiori città italiane il bonus degli 80 euro non ha avuto quell'effetto di stimolo ai consumi che le imprese, soprattutto quelle del comparto della moda, si aspettavano. Dai dati del monitoraggio di Federazione Moda Italia (Confcommercio) sull'andamento delle vendite di fine stagione emerge solo ad un modesto miglioramento con un dato medio del +0,78% rispetto allo stesso periodo di saldi estivi del 2013. Il 60% delle imprese hanno riscontrato un incremento o stabilità degli incassi a fronte di un 40% che ha registrato un peggioramento rispetto al 2013. Lo scontrino medio da 92 euro rilevato l'anno scorso è passato a poco meno di 98 euro di quest'anno. Il dato delle vendite, rispetto allo scorso anno, è sostanzialmente stabile a Roma, Napoli, Bologna, Genova, Cagliari. Mentre un lieve miglioramento si riscontra a Milano +4%, Bari +2%, Venezia +3%, Palermo +5%, Torino +1,5%.

Per il presidente di Federazione Moda Italia e vice presidente di Confcommercio, Renato Borghi: "Il bilancio in questo momento non è definitivo ma è evidente che l'effervescenza degli acquisti si è raffreddata. Cosi come, ad una prima analisi, il bonus degli 80 euro non ha avuto quell'effetto di stimolo ai consumi che le imprese, soprattutto quelle del comparto della moda, si aspettavano. Le nostre rilevazioni, denotano le migliori performance dei centri e delle vie commerciali più importanti delle grandi città, mentre  segnali di difficoltà arrivano dalle periferie e dai centri minori. Grande attenzione è prestata dai consumatori al Made in Italy ed alla qualità dei prodotti, con una forte attenzione alla composizione dei materiali ed alle etichette dei capi. Come sempre l'abbigliamento femminile è più venduto di  quello maschile. Lo scontrino medio nazionale si aggira intorno ai 98 euro e i prodotti maggiormente richiesti sono t-shirt, maglie di cotone, pantaloni, prodotti mare, accessori, borse e pelletteria. Per gli acquisti più 'impegnativi' e per i capi-spalla, ossia abiti e completi, l'appuntamento sembra purtroppo di nuovo rimandato".

Calo inarrestabile dei consumi nel settore moda
In Italia l'andamento dei consumi nel comparto dell'abbigliamento, registra ormai da alcuni anni un calo significativo e inarrestabile. Nel 2012, la spesa per abbigliamento e calzature è diminuita dell'1,8% rispetto all'anno precedente, ancora più pesante la flessione nel 2013, pari a -3,1%. Anche i primi mesi del 2014, come registrato anche dall'ultimo Indicatore dei Consumi Confcommercio, confermano la tendenza negativa di questi ultimi anni: a maggio il calo è dell'1,9%  rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. Dai dati dell'Osservatorio Acquisti di CartaSi per Federazione Moda Italia registrati nel periodo gennaio-maggio 2014 emerge lo stesso andamento. Le spese effettuate dagli italiani, tramite carta di credito, nei negozi di abbigliamento, calzature, accessori, pelletterie, pelliccerie ed articoli sportivi, diminuiscono del 3,3% rispetto allo stesso periodo del 2013. E tutti i comparti, ad esclusione degli accessori moda, hanno registrato una forte diminuzione. In particolare, il settore  più colpito e quello della pelletteria e valigeria con un -10,68%.

Imprese profondamente colpite dalla crisi
La crisi e la riduzione delle vendite, nel corso degli anni, hanno inciso profondamente sulle imprese del settore. Il 2013 si è concluso con la chiusura in Italia di 12.334 aziende del dettaglio del settore moda (abbigliamento, pelletteria, calzature, tessuti per la casa ed articoli sportivi), a fronte delle sole 5.973 aziende che hanno aperto, con un saldo negativo di 6.361 imprese. Il trend del I trimestre 2014 (gennaio/marzo 2014) non sembra invertire la tendenza della nati-mortalità delle nostre imprese rispetto al 2013. Le imprese attive al 31 marzo 2014 sono 130.493. Il saldo nati-mortalità registrato in questi soli 90 giorni d'inizio 2014 è stato di 2.050 aziende: quasi 23 negozi al giorno in meno.

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