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Rischio stagflazione, campanello d’allarme anche dal Beige Book

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I timori per lo stato di salute dell’economia statunitense sono in costante ascesa e la Federal Reserve non può far altro che constatare il progressivo rallentamento dell’economia a stelle e strisce. In più si aggiunge il fattore prezzi, più “caldi” del previsto complice soprattutto la costante ascesa dei prezzi delle materie prime. Il Beige Book diffuso ieri sera non ha riservato vere e proprie sorprese circa la situazione dell’economia Usa, ma ha confermato quanto stanno rilevando di settimana in settimana gli indicatori macroeconomici. La debolezza dell’economia statunitense è sempre più marcata e coinvolge la maggior parte delle attività economiche. Wall Street non ha mostrato una reazione decisa al Beige Book andando a chiudere la seduta di ieri con moderato segno più. Il mercato guarda con decisione all’appuntamento del prossimo 18 marzo quando la Fed apporterà l’ennesimo taglio dei tassi con il fed funds che, secondo le ultime indicazioni, dovrebbero scendere al 2,25% con un altro maxi-taglio di 75 basis point. 


A differenza di quanto dichiarato nelle scorse settimane dal numero uno della Fed, Ben Bernanke, il rischio di una recessione abbinata a un’impennata dei prezzi è crescente e ieri sera il rapporto periodico della banca centrale Usa ha rilevato proprio una combinazione di crescita debole e rialzi marcati dei prezzi complice l’impennata dei costi energetici. Miscela che potrebbe tradursi a breve in recessione abbinata a inflazione elevata, mix difficile da combattere e che potrebbe intralciare la politica monetaria fortemente espansiva messa in atto in questi ultimi mesi dalla Federal Reserve. Nel Beige Book redatto alla luce delle informazioni disponibili prima del 25 febbraio, si parla di un rallentamento dell’economia Usa nei due-terzi dei distretti passati in esame. “Da inizio anno – si legge nel Beige Book – la crescita si è indebolita e anche la produzione industriale ha mostrato debolezza o rallentamento in metà delle aree, mentre per l’altra metà si è avuto un andamento incerto o stabile”. Una debolezza che ha caratterizzato l’attività retail di molti distretti. In rallentamento anche il settore manifatturiero, mentre quello turistico ha mostrato ancora un certo dinamismo.
A destare maggiore preoccupazioni sono sempre i settori afflitti dalla perdurante debolezza del mercato immobiliare, a partire dal settore delle costruzioni. L’attività del comparto residenziale si è confermata debole nei primi due mesi dell’anno, con vendite su livelli molto bassi in ogni distretto con cali superiori alle attese soprattutto nei distretti di Boston, Minneapolis e Richmond. Una flessione che della voce vendite case che ha superato la soglia del 20% su base annua.