Piazza Affari debole, l'inflazione cinese torna a preoccupare. Anche la Corea taglia i tassi

Inviato da Alberto Bolis il Gio, 09/05/2013 - 09:43

Le Banche centrali continuano a monopolizzare l'attenzione del mercato. Dopo la difesa ad oltranza del quantitative easing da parte della Federal Reserve, l'annuncio dell'aggressivo piano della Bank of Japan e il taglio dei tassi da parte della Banca centrale europea, questa mattina è stata la volta della Bank of Korea. L'istituto centrale di Seul, dopo setti mesi di pausa, ha deciso di abbassare il costo del denaro di un quarto di punto al 2,50 per cento. La mossa della Banca centrale coreana è volta a sostenere la ripresa del Paese asiatico a fronte della debolezza dello yen, favorita dall'allentamento quantitativo applicato da Tokyo.

Questa mattina l'inflazione cinese è tornata a preoccupare gli investitori. L'indice dei prezzi al consumo di Pechino ad aprile è cresciuta del 2,4%, un dato superiore al +2,1% precedente e al 2,2% stimato dagli analisti. Di conseguenza le piazze finanziarie asiatiche hanno archiviato la seduta in territorio negativo. A Tokyo l'indice Nikkei ha lasciato sul parterre lo 0,66% a 14.191 punti, restando comunque sui massimi dal giugno 2008. Ieri i mercati hanno comunque macinato nuovi record: sia l'S%P 500 che il Dax hanno infatti toccato i nuovi massimi storici.

Sul listino milanese nei primi scambi prevalgono le prese di beneficio e, nel frattempo, iniziano a prevalere le storie societarie di riflesso alla stagione delle trimestrali. L'indice guida di Piazza Affari mostra una flessione dello 0,80% a 17.120 punti zavorrato dal tonfo della Popolare di Milano (-8,50% a 0,469 euro), sulla quale pesa il destino della trasformazione in Spa che potrebbe essere congelata.

Pesante anche Snam (-4,20% a 3,688 euro) con Eni che ha avviato la cessione, attraverso una procedura di "accelerated bookbuilding", di un quantitativo di 395.253.345 azioni ordinarie pari all'11,69% del capitale della società che controlla la rete gas nazionale. Le azioni Snam, ha fatto sapere il colosso petrolifero in una nota, saranno collocate presso investitori istituzionali qualificati italiani ed esteri. A seguito di questa cessione Eni possederà l'8,54% della società a servizio del bond convertibile di 1,25 miliardi di euro emesso lo scorso 18 gennaio con scadenza 18 gennaio 2016.

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