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Petrolio: prezzi tirati alimentano gli short in vista del vertice Opec, Arabia e Russia verso rialzo produzione?

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Prezzi del petrolio in calo oggi con Brent giù di oltre l’1% sotto quota 79 dollari al barile complici i timori che i paesi OPEC intensifichino la produzione di fronte alle preoccupazioni di minori approvvigionamenti da Venezuela e Iran. Inoltre la casa Bianca ha mostrato preoccupazione per la forte ascesa dei prezzi del petrolio e quindi l’Opec già nel meeting di fine giugno potrebbe valutare l’aumento della produzione rispetto ai tagli di 1,8 mln di barili al giorno concordata tra Opec e Russia fino a fine 2018.

Nelle ultime settimane la decisione degli Stati Uniti di recedere dall’accordo sul nucleare con l’Iran e di imporre nuovamente sanzioni al Paese ha contribuito alla crescita dei prezzi del petrolio che già erano saliti molto da inizio anno con la produzione dell’OPEC già al di sotto del target a causa dei problemi in Venezuela. Nel paese sudamericano infatti dal quarto trimestre del 2017 la produzione, a causa di una grave crisi politica ed economica, ha subito un netto calo (-0,5 milioni di barili al giorno da inizio anno).

“Tale crollo, non controbilanciato da parte degli altri Paesi membri dell’Organizzazione, ha determinato un aumento del deficit nell’offerta per l’anno in corso – argomenta Nadège Dufossé, CFA, Head of Asset Allocation di Candriam Investors Group – . A ciò si aggiunge ora la minaccia di nuove sanzioni nei confronti dell’Iran e ciò potrebbe comportare un calo maggiore di 0,5 mln b/g, nei prossimi mesi. Questo ha già portato all’aumento dell’80% dei prezzi del Brent, che sono passati da 45 a 80 dollari”.

 

Cruciali i livelli produttivi di Russia e Arabia
Il mercato ora guarda ai livelli produttivi della Russia e dell’Arabia Saudita con la prossima riunione OPEC prevista per il 22 giugno. I tagli all’output saranno rivalutati in coordinamento con i Paesi non OPEC, come la Russia. “L’Arabia Saudita – rimarca l’esperto di Candriam – potrebbe essere contenta di prezzi del petrolio al di sopra degli 80 dollari (in virtù della questione legata alla quotazione di Saudi Aramco e dei vincoli di bilancio) e non essere quindi disposta ad aumentare in modo significativo la propria produzione. Questo, invece, potrebbe non essere il caso della Russia, maggiore produttore di petrolio a livello mondiale, che potrebbe tenere conto dell’impatto negativo sulla domanda derivante da prezzi del petrolio più elevati e di un conseguente rafforzamento della produzione statunitense. Prezzi eccessivamente elevati vanificherebbero gli sforzi compiuti negli ultimi anni per riequilibrare il mercato”.

 

Rischi al ribasso sui prezzi nel breve e medio termine
Nel complesso, Candriam non esclude un overshooting dei prezzi del petrolio nelle prossime settimane “ma ci sono dei rischi al ribasso di breve e medio termine rispetto a questo scenario. Nel breve termine, una minore cooperazione tra l’OPEC e la Russia potrebbe sfociare in un aumento della produzione mondiale. Lo sviluppo della produzione iraniana dipenderà anche dalle sanzioni statunitensi. Nel medio termine, anche un calo della domanda e un incremento della produzione statunitense potrebbero esercitare una certa pressione al ribasso sui prezzi del petrolio”.