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Petrolio in picchiata sotto 50$, paura sui mercati spinge gli investitori a fare il pieno di ETF sull’oro

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Nuovo violento strappo al ribasso per il petrolio. Ieri sera il future sul WTI si è portato per la prima volta quest’anno sotto il muro dei 50 dollari al barile e anche oggi prosegue al ribasso con l’accentuarsi dei timori sulla domanda abbinati a quelli di un eccesso di offerta. Il Brent a sua volta questa mattina cede quasi il 2% e scivola ai minimi a 14 mesi. Il Brent, che è scivolato oltre il 4% nelle ultime tre sedute, è sceso al minimo di $ 58,10 al barile, in calo di oltre $ 1,50 dalla chiusura del giorno precedente.

 

A pesare sono le previsioni di produzione di shale oil negli Stati Uniti, ora il maggiore produttore mondiale, che alimentano i timori per l’eccesso di offerta. Nullo sfondo rimangono le preoccupazioni per la domanda petrolifera vista debole nel 2019 a causa del rallentamento della crescita economica globale. I tagli alla produzione decisi dall’Opec il 7 dicembre non hanno convinto gli investitori.

Rispetto ai livelli di inizio ottobre sia WTi che Brent hanno ceduto oltre il 30%.

Il movimento ribassista del petrolio è dettato anche dal sentiment negativo dei mercati in generale con Wall Street scivolata ieri ai nuovi minimi annui. “Non ci sono ancora chiari segnali di restrizione dell’offerta di greggio – rimarca Warren Patterson, commodities strategist di Ing – e questo probabilmente accadrà solo quando i tagli dell’OPEC + entreranno in vigore il 1 ° gennaio”.

Boom della produzione di shale oil

Nel suo ultimo Drilling Productivity Report, l’EIA stima che la produzione di shale oil statunitense aumenterà di 134Mbbls al giorno a 8,17 milioni di barili a gennaio. Riviste al rialzo anche le stime relative alla produzione di dicembre.

Rifugio nell’oro in attesa della Fed

Tra le altre commodity si mantiene sopra i 1.250 dollari l’oro in attesa di vedere cosa dirà la Fed. Il mercato considera quasi certo un nuovo rialzo dei tassi questo mese, il quarto del 2018, mentre le prospettive per l’anno prossimo potrebbero cambiare con una banca centrale Usa più accomodante alla luce del deteriorarsi del contesto macro.

 

A settembre, la Fed aveva previsto tre aumenti dei tassi per il prossimo anno, ma ora diversi operatori si aspettano che la Fed segnalino solo due rialzi dei tassi per il 2019 poiché le prospettive per la crescita globale continuano a indebolirsi.

Nelle ultime due settimane gli investitori in ETF hanno acquistato quasi 0,9 milioni di once d’oro, le quote detenute di metallo giallo sono salite così a 69,6 milioni di once d’oro, sui massimi dalla fine di luglio.