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Petrolio, contratto WTI scivola in mercato orso. Azionario globale sotto pressione

La paura ora è soprattutto sulla Federal Reserve, che ha definito il trend debole delle pressioni inflazionistiche alla stregua di un fenomeno transitorio e che ora rischia di essere smentita

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Mercati azionari in affanno: i ripetuti sell off hanno fatto scivolare il mercato del petrolio in una condizione di mercato orso.

Investitori e trader sull’attenti, visto che diversi asset finanziari potrebbero scontare le continue vendite sulla materia prima e, in generale, sul comparto delle commodities.

Alert petrolio. E se la Fed avesse sbagliato con i tassi?

La paura è anche rivolta alla Federal Reserve, che ha definito il trend debole delle pressioni inflazionistiche alla stregua di un fenomeno transitorio e che ora rischia invece di essere smentita e ulteriormente criticata per il rischio di aver dato il via a un ciclo di normalizzazione dei tassi di interesse, probabilmente prematuro.

KO petrolio scatena avversione al rischio

L’avversione al rischio ha portato gli investitori a posizionarsi fin dalle prime ore della mattina sullo yen e sull’oro, quest’ultimo reduce da cinque sessioni consecutive di perdite. Le quotazioni dell’oro salgono a $1.246 l’oncia circa.

Tra gli indici azionari globali più penalizzati dallo scivolone di ieri dei prezzi del petrolio, lo S&P/ASX 200 australiano, che ha perso oggi -1,6%, azzerando i guadagni dell’anno.

Vendite soprattutto sui titoli energetici, come BHP Billiton e Rio Tinto. Il listino dei mercati emergenti MSCI Emerging Markets Index è sceso dello 0,6%.

Sul valutario, ancora sotto pressione la sterlina, scambiata sul dollaro a $1,26. Euro poco mosso a $1,1136 mentre il dollaro cede terreno nei confronti dello yen, a JPY 111,18.

Su petrolio timori offerta Libia. Ma non solo

Tornando al petrolio, il contratto WTI scambiato sul Nymex di New York è sceso ufficialmente nella condizione di mercato orso nella giornata di ieri, zavorrato dai continui numeri che sembrano indicare un aumento dell’offerta a livello globale, a dispetto degli sforzi dell’Opec e di alcuni paesi non Opec nell’osservare un limite massimo di output.

Queste preoccupazioni hanno portato i prezzi del contratto WTI a chiudere la sessione di martedì in calo di oltre -20% rispetto al picco testato a febbraio.

I futures hanno concluso la sessione di martedì cedendo -2%, a $43,23, al valore di chiusura minimo dallo scorso 16 settembre.

D’altronde, la Libia – esonerata dall’accordo sui tagli alla produzione – sta producendo ai ritmi record in quuattro anni. Il Brent ha chiuso in flessione dell’1,9% a $46,02. Entrambi i contratti continuano a perdere terreno anche nella giornata di oggi.

Inoltre, stando al report della società parigina KPler SAS, le quantità di petrolio immagazzinata nelle cisterne ha testato questo mese il valore più alto del 2017, con i volumi più elevati che sono stati individuati nel Mare del Nord, a Singapore e in Iran.