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Outlook analisti: Assiom Forex presenta tre scenari spread, Fugnoli (Kairos): BTP tra i preferiti

Così Fugnoli sui titoli di stato italiani: * Fugnoli non manca di fare una precisazione: “I Btp, lo capiamo benissimo, richiedono un pizzico di coraggio e modiche quantità, ma ripagano …

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Nella comunità degli analisti che guardano all’Italia, c’è un dubbio che si sta facendo sempre più martellante. Il dubbio è il seguente: alla fine, dopo tutto questo trambusto e dopo che sono state sfornate per l’Italia le previsioni più apocalittiche, si arriverà per caso a concludere: tanto rumore per nulla? Al di là delle rassicurazioni dei vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio sul fatto che le promesse saranno mantenute, ci sono numeri che parlano chiaro. In primis, c’è la proposta del governo Conte di limare il target sul deficit-Pil per il 2019 dal 2,4% al 2,04%. E’ vero che Bruxelles continua a pretendere di più, ma la tensione Italia-Ue si sta indubbiamente stemperando. In questa situazione, gli analisti di Assiom Forex delineano tre scenari per lo spread BTP-Bund nel report “Signori, si scende!”.

Viene ripercorso il trend dello spread e dei bond sovrani italiani di questi ultimi mesi, dall’inizio del 2018 al confronto del governo M5S-Lega con la Commissione europea di queste ultime settimane:

“Nel primo trimestre del 2018 i titoli governativi italiani hanno beneficiato del QE e del clima generalizzato di restrizione degli spread: il decennale oscillava intorno al 2% ovvero a 140 bps di spread verso il Bund tedesco, toccando un minimo di 117 basis point mentre il rendimento del Btp scadenza 2 anni negoziava sempre in terreno negativo, intorno ai -15 bps”.

Il quadro è cambiato con le elezioni politiche del 4 marzo scorso, che hanno consegnato all’Italia un governo frutto dell’alleanza tra il M5S di Luigi di Maio e la Lega di Matteo Salvini:

“Nel mese di Maggio – si legge nel report di Assiom Forex, si è verificato un grande shock: l’adozione di toni market unfriendly da parte del neogoverno, che nelle fasi più aspre insinuava addirittura il dubbio sulla permanenza dell’Italia nell’Euro, ha provocato un allargamento di circa 100 bps sul tratto decennale e soprattutto fino a 300 bps sul tratto a 2 anni con mercato in panic mood e dislocation diffuse su tutta la curva”.

Sui mercati finanziari italiani la tensione è rimasta per altri mesi ancora, prima di essere smorzata dall’evidente volontà dell’esecutivo giallo-verde di andare incontro alle richieste della Commissione, al fine di evitare la procedura di infrazione:

“Dopo una fase di relativa tranquillità estiva, la crisi turca prima e la controversia con la Commissione Europea dopo l’annuncio di una manovra con deficit/Pil al 2,4 % (1,6% più alto dalle richieste della commissione) hanno portato ad una nuova impennata dei rendimenti con il decennale che ha sforato il 3.5% di yield, rientrando a livelli più accettabili sul fine anno grazie ai segnali di riavvicinamento delle due posizioni”.

In un clima politico che sembra farsi più disteso, gli analisti di Assiom Forex delineano tre possibili scenari:

  1. Spread verso Bund tra i 240 e 320 BPS nel rispetto dei vincoli fiscali e nell’utilizzo di un wording più consono nei confronti di UE e mercati.
  2. Spread Btp verso Bund sotto i 200 BPS di spread ove vi sia un u-turn completo del governo nelle politiche fiscali o in caso di cambio di governo, ipotizzando che il nuovo sia più moderato nel rispetto dei vincoli fiscali e riduzione del debito.
  3. Spread sopra i 350 basis points in caso di conflitto totale con la Commissione Europea.

Un cauto ottimismo nei confronti dell’Italia e dell’evoluzione dello spread viene manifestato anche dallo strategist di Kairos Alessandro Fugnoli, nel settimanale “Il Rosso e il Nero”. Riferendosi all’Italia, Fugnoli fa notare che “le paure di settembre e ottobre stanno rientrando rapidamente”.

“Il governo che sembrava deciso a mettere in discussione le basi degli equilibri europei senza temere di destabilizzarli profondamente, sta ora, a quanto pare, muovendosi in modo più prudente – si legge nell’analisi – Gli equilibri politici in Europa sono cambiati (e cambieranno ancora) ma più per spostamenti progressivi che per un attacco frontale. I titoli governativi che preferiamo sono i Treasuries e i Btp”.

Sui BTP, Fugnoli non manca di fare una precisazione:

“I Btp, lo capiamo benissimo, richiedono un pizzico di coraggio e modiche quantità, ma
ripagano con un ottimo rendimento. I Treasuries, dal canto loro, sarebbero di tutto riposo se non ci fosse il dollaro, che è caro e potrebbe tornare a perdere per strada un po’ di valore l’anno prossimo. Per chi può, una soluzione c’è. Usando i futures ci si mette al riparo dal rischio di cambio senza il carry negativo della copertura”.

Sembra aumentare il numero degli analisti che non vedono più l’Italia come un caso senza speranza. Viene da chiedersi a questo punto se possa davvero anche avverarsi, magari, la previsione sui bond italiani contenuta nel report Nove Cigni Grigi per il 2019. Dove viene messo in evidenza come possibile shock positivo la possibilità che i mercati si sveglino e capiscano di aver punito in modo eccessivo la carta italiana.

La svolta di Conte – che ha proposto una riduzione del deficit-Pil per l’appunto fino al 2,04% – ha già dato risultati più che positivi sui mercati secondari. Ieri i tassi sui BTP decennali sono scesi di 4,2 punti base al 2,966%, dopo essere scesi durante i minimi intraday fino al 2,887%. I tassi hanno inoltre concluso la sessione al di sotto della soglia del 3% per la prima volta da settembre. Lo spread ha così fatto un deciso dietrofront, scendendo fino a 265 punti base, decisamente al di sotto del record in cinque anni testato a novembre, a quota 325. Molti esperti ed analisti rimangono cauti. Ma l’impressione è che, con quella che viene definita una resa dell’esecutivo giallo-verde, l’outlook sull’Italia appare meno drammatico dei terribili giorni di fine maggio e anche di novembre.