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Oro Bankitalia, Borghi: ‘spetta a Italia decidere di chi siano riserve. Se Bce dice che sono sue, che facciamo?’

A chiedere delucidazioni a Francoforte sulla questione della proprietà delle riserve auree sono stati gli eurodeputati Marco Valli (ex M5S) e Marco Zanni (Lega), attraverso la presentazione di un’interrogazione.

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Spetta all’Italia decidere di chi siano le riserve auree. Claudio Borghi, responsabile economico della Lega e presidente della Commissione bilancio della Camera, ha le idee chiare sull’oro depositato nei forzieri di Bankitalia: questione affrontata diverse volte nell’arco delle ultime settimane, dopo alcune indiscrezioni stampa che avevano parlato dell’intenzione, da parte del governo M5S-Lega, di lanciare una sorta di assalto a Fort Apache per prendere le riserve auree di Palazzo Koch.

Erano seguite precisazioni da parte dello stesso Borghi, che aveva precisato come la necessità, piuttosto, fosse di disporre di un quadro normativo che disciplinasse la materia.

L’attuale direttore generale di Bankitalia Salvatore Rossi aveva sottolineato come spettasse alla Bce stabilire a chi appartenesse l’oro. Ma Borghi non si era detto affatto d’accordo. Posizione confermata anche nelle ultime ore, come riporta oggi il quotidiano La Stampa:

“Ma io non sono assolutamente d’accordo. Penso che spetti all’Italia dire di chi siano le riserve auree. Perché se la Bce dice che sono sue, che facciamo?”

Sempre il quotidiano, nell’articolo dal titolo “La Bce non conta. Sull’oro di Bankitalia il governo va avanti”, riporta come all’economista, dell’opinione dell’Eurotower, importi alla fine poco:

“I chiarimenti della Bce sulla proprietà delle riserve auree? Se devo essere sincero, la risposta mi interessa abbastanza poco“.

Riserve auree Bankitalia: chiesti chiarimenti a Bce

A chiedere un chiarimento alla Bce sulla questione della proprietà delle riserve auree sono stati gli eurodeputati Marco Valli (M5S) e Marco Zanni (Lega), attraverso la presentazione di un’interrogazione.

Ma, come rende noto La Stampa, la risposta, attesa in questi giorni, non è ancora arrivata, in quanto Francoforte vorrebbe anch’essa approfondire il dossier.

Nelle ultime ore Borghi non ha parlato solo di ‘oro’.

Sotto i riflettori anche le sue dichiarazioni sull’esigenza che Bankitalia esprima direttamente il desiderio di discontinuità. Sono i giorni in cui, a essere in bilico, è la poltrona di Luigi Federico Signorini, vicedirettore generale di Palazzo Koch.

“Beh, sì. A un certo punto anche loro dovrebbero capire che davvero si corre il rischio di far pensare che l’indipendenza tracimi in irresponsabilità”, ha detto ai giornalisti, in occasione di un evento all’Europarlamento. Il deputato leghista non ha mancato di lanciare una frecciatina all’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi:

“Il suo 40% (riferimento al consenso ottenuto dal PD nelle ultime elezioni europee) se l’è incenerito sulla gestione sbagliata delle banche”. E se questo “gli è costato il governo, potrebbe anche ammettere che Bankitalia qualcosa di sbagliato lo ha fatto, no?”.

Sulle nomine di Bankitalia, Borghi ha precisato comunque che è assurdo pensare che le nomine le voglia fare il governo. Ricordando che è Bankitalia che deve occuparsene.

Ma che la “legge attuale prevede anche che ci sia questa minima forma di interazione con il governo che deriva dall’impulso del presidente del Consiglio per il decreto di nomina. Noi stiamo utilizzando esclusivamente questo minimo mezzo di pressione per dire che dal nostro punto di vista ci vorrebbe discontinuità, non stiamo certo lì a dire vogliamo mettere un mio amico o un altro”.

Tornando alla questione dell’oro, Borghi aveva risposto alla domanda di FOL smentendo per l’ennesima volta i rumor che si erano rincorsi, in particolare quelli di Reuters, che aveva fatto riferimento alla bozza di una norma, a cui l’agenzia di stampa avrebbe avuto accesso, stilata dalla componente leghista della maggioranza, per consentire al governo la vendita dei lingotti.