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Opec e l’annuncio tanto atteso. “Una scommessa sicura” a cui i mercati non credono

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I tagli dell’output di petrolio, concordati tra paesi Opec e non Opec nel novembre dello scorso anno, sono stati prorogati di nove mesi, fino al marzo del 2018.

Stando alle indiscrezioni riportate da Dow Jones, le controparti si sarebbero confrontate anche sulla possibilità di estendere i tagli fino al giugno del 2018, in caso di ulteriore deterioramento del mercato.

In ogni caso, alla notizia non è seguito alcun entusiasmo. Tutt’altro: evidentemente gli investitori sono rimasti delusi, in quanto speravano in un intervento più aggressivo per ridurre la produzione mondiale di petrolio.

Le quotazioni del Brent sono arrivate così a perdere più di 1 dollaro, scivolando al minimo di $52,72, mentre i futures sul contratto WTI scamnbiato a Neww York sono arrivati a cedere fino a $50,08, per poi recuperare lievemente terreno.

I mercati non credono più all’Opec?

Così ha commentato in un’intervista rilasciata alla Cnbc Olivier Jakob, analista dei mercati emergenti presso la società di consulenza svizzera Petromatrix:

Delude il fatto che l’Opec non abbia fatto di più per bilanciare i mercati”. D’altronde, “un’estensione di nove mesi dei tagli all’offerta era già scontata nei prezzi” e l’annuncio dimostra “che l’Opec alla fine non possa fare molto”.

Andrew Slaughter, dirigente presso Deloitte Center for Energy Solutions, ha fatto notare comunque che, “considerata anche la crescita della domanda dovuta a motivi stagionali, i tagli dovrebbero accelerare lo smobilizzo, a livello globale, delle scorte, fissando un nuovo supporto per i prezzi del petrolio attorno a $50 al barile”.

In agguato c’è tuttavia sempre la produzione di petrolio Usa, che dalla metà del 2016 è salita a un valore superiore di 9,3 milioni di barili al giorno, in crescita fino a oggi di oltre +10%.

Gli investitori continuano inoltre a manifestare nervosismo sull’aumento della produzione in Nigeria e Libia, paesi che sono esonerati dall’accordo a causa dei conflitti interni che minacciano la loro offerta.

Il ministro dell’energia saudita Khalid al-Falih ha intanto affermato che l’adesione dei paesi dell’Opec ai tagli concordati è stata finora impressionante e ha sottolineato come l’accordo raggiunto oggi sulla proroga dei tagli sia “una scommessa sicura”. Le sue parole sono state tuttavia del tutto ignorate.