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Mps: ira Governo contro Bce, pronta iniezione pubblica da 6,5 miliardi di euro

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La rigidità della Bce sul piano di salvataggio di Mps ha irritato non poco il Governo, che non si aspettava che la banca senese ricevesse lo stesso trattamento degli istituti greci. Francoforte ha alzato a sorpresa l’asticella per il rafforzamento patrimoniale del Monte: fino a giovedì scorso la richiesta era ferma a 5 miliardi di euro, salita improvvisamente a 8,8 miliardi nel giro di qualche giorno. Assodata la grave fuga dei capitali da inizio anno, Mps può comunque contare su un patrimonio netto di oltre 7 miliardi di euro sul quale pesano però 27 miliardi di sofferenze lorde.

E così lo Stato, come scritto ieri dal Financial Times, si appresta ad un’iniezione nel capitale del Monte di circa 6,5 miliardi di euro che farebbe diventare il Tesoro l’azionista di controllo con una quota del 75% del capitale di Rocca Salimbeni. Una soluzione necessaria dopo il fallimento del piano “privato”, che si è arenato giovedì scorso quando il Cda della banca ha preso atto del flop dell’aumento di capitale.

Oltre ai 6,5 miliardi che verranno iniettati dal Tesoro, il resto del rafforzamento arriverà dalla conversione in equity delle obbligazioni subordinate, ad eccezione del bond Upper Tier II con scadenza maggio 2018, i 2,2 miliardi di euro venduti allo sportello nel 2008 in tagli minimi da 1.000 euro per finanziare l’acquisizione di Antonveneta. Ai detentori di queste obbligazioni verrà offerto uno scambio con obbligazioni senior del Monte.