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Manovra, procedura infrazione già decisa? Austria e Olanda si mettono in prima fila

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Italia accerchiata, falchi Ue all’attacco: la risposta che Roma ha dato all’ultimatum sulla manovra lanciato da Bruxelles ha già innescato le prime reazioni, con l’Austria che si mette in prima fila, pronta a dare il sostegno a un’eventuale (e molto probabile) decisione dell’Ue di lanciare la procedura di infrazione per deficit eccessivo, e l’Olanda, anche, che tuona contro il governo italiano.

Parole dure, che sembrano siglare l’inizio ufficiale dello scontro tra il governo M5S-Lega e l’Europa intera.

La vicina Austria mostra tutto il proprio rigore, ergendosi quasi a paladina dei diktat dell’Unione europea. Le dichiarazioni del ministro delle finanze austriaco Hartwig Loeger sembrano pugnalate contro l’esecutivo giallo-verde, che viene accusato, stando a quanto riportato da Bloomberg, di tenere “in ostaggio il suo stesso popolo”.

Vienna è così pronta a schierarsi con la Commissione, pronta a insistere per rafforzare il rispetto della disciplina fiscale,  pronta a dare il suo appoggio all’avvio, eventuale, di una procedura di infrazione per deficit eccessivo, se l’Italia non scenderà a compromesso con Bruxelles. Procedura di infrazione che potrebbe essere lanciata già a partire dal prossimo 21 novembre, quando Bruxelles si esprimerà sulla risposta ricevuta entro la scadenza di ieri da Roma.

Tra l’altro Loeger sconfessa anche le parole del ministro dell’economia, Giovanni Tria:

“Contrariamente a quanto sostiene il mio collega non si tratta di un affare italiano interno, ma di un affare europeo”.

In questa crociata contro l’indisciplinata Italia l’Austria è in buona compagnia.

Critiche contro il governo M5S-Lega e la cosiddetta Manovra del Popolo arrivano anche da un paese illustre rappresentante dei Paesi del Nord: l’Olanda.

Così esprime tutto il suo disappunto verso la lettera che il ministro Tria ha inviato all’Europa il ministro delle Finanze olandese Wopke Hoekstra:

“Poco sorprendente ma molto deludente che l’Italia non abbia rivisto il suo piano di bilancio. Le finanze pubbliche italiane sono sbilanciate e i piani del governo non porteranno ad una robusta crescita economica. Questo budget è una violazione del Patto di stabilità e crescita. Sono profondamente preoccupato. Ora sta alla Commissione europea fare i passi successivi”.

E non poteva mancare il rigore tedesco, con le parole del presidente della Bundesbank e membro del Consiglio direttivo della Bce, Jens Weidmann, che non si è smentito (anche se forse una qualche virata la sta facendo, per quanto concerne le prossime mosse della Banca centrale europea).

Secondo Weidmann non è questo il momento di smorzare il rigore fiscale, soprattutto nei confronti di paesi così indebitati “come l’Italia” per cui è necessario tagliare il debito.

“È perfettamente legittimo che un nuovo governo stabilisca nuove priorità politiche – dice Weidmann, parlando da Berlino –  ma se sono associate a spese aggiuntive sarebbe consigliabile ridurre altre spese o aumentare le entrate”.

Insomma, il messaggio è chiaro: “Il requisito della riduzione del debito non deve essere tralasciato”.

Il banchiere, conosciuto per aver dato spesso filo da torcere all’attuale numero uno della Bce, Mario Draghi, visto ancora, nonostante qualche dubbio, come il suo potenziale successore all’Eurotower, aggiunge:

“Non condivido l’idea che i problemi di crescita siano risolti facendo sempre più debito, e che l’alto debito non sia problematico. Per un’unione monetaria con una comune politica monetaria e 19 politiche fiscali nazionali, è fondamentale che gli Stati membri abbiano bilanci solidi per garantire un’unione di stabilità”. Per l’Italia, sembra che il 21 novembre sia praticamente già arrivato.