Le Borse si mantengono prudenti, a Milano scattano i realizzi su Eni. La partita si fa dura con Petrobas

Inviato da Micaela Osella il Gio, 03/02/2011 - 10:15

Le Borse del Vecchio Continente a un'ora e mezza dal suono della campanella proseguono la seduta all'insegna della prudenza. Gli investitori aspettano la riunione del board della Bce. Un appuntamento clou dal quale cercheranno di cogliere gli orientamenti che potranno emergere in materia di tassi. E' dall'inizio della settimana che la speculazione è attiva sulla possibilità di un anticipo del rialzo dei tassi da parte della Banca centrale europea, alimentato dalla nuova impennata dell'inflazione nel mese di gennaio. Stamattina sta prendendo corpo il parere che la Bce potrebbe non essere così aggressiva, segnala un trader.

"Il tasso di riferimento della Bce resterà probabilmente invariato all'1,0%, livello stabilito nel maggio 2009", è l'opinione che va per la maggiore. "I mercati dovrebbero prestare attenzione al cambiamento di tono e di linguaggio usato Trichet, che potrebbe far pensare ad una apertura verso un rialzo dei tassi a marzo", segnalano gli esperti di Royal Bank of Scotland."Tuttavia - avvertono - non ci aspettiamo che questo segnale venga inviato nella riunione di questa settimana in cui probabilmente la Bce continuerà a concentrarsi sulle misure non convenzionali per uscire dalla crisi e confermerà una politica accomodante per il momento riconfermando l'outlook sull'inflazione per il medio termine. Ci aspettiamo che la Bce continuerà a concentrarsi sulle pressioni emerse nel breve termine sull'inflazione".

A gettare nell'incertezza i mercati è anche la situazione della crisi egiziana. Nella notte ci sono state altre manifestazioni contro il presidente, Hosni Moubarak, nella piazza Tahir del Cairo. Manifestazioni violente con il bollettino di morti e feriti che sta salendo. E secondo quanto riferisce Al Arabiya, sostenitori del presidente egiziano Hosni Mubarak, armati di bastoni e coltelli, si stanno dirigendo in questo momento verso piazza Tahrir al Cairo. C'è paura che la delicata situazione in Nord Africa potrebbe rafforzare il fondamentalismo islamico. Nell'attesa di novità, il corso del petrolio è salito ancora negli scambi in Asia. Il Wti consegna marzo è stato indicato in rialzo di 41 cents a 91,24 dollari a barile e il Brent del Mare del Nord, stessa consegna, in rialzo di 22 cents a 102,56 dollari. Ma Eni non ne approfitta. Sul titolo del Cane a sei zampe è scattata l'ora dei realizzi.

Inoltre a condizionare la performance sarebbe lo stallo delle trattative tra Eni e Petrobras per la cessione del 33% di Galp su divergenze di prezzo. Secondo il tam tam di Borsa i colloqui tra le due società sono vicine alla rottura perchè le parti non riescono a trovare un accordo sul prezzo. Lo ha detto una fonte vicina all'operazione, aggiungendo che Eni prosegue i colloqui con altri interlocutori interessati alla partecipazione in Galp. "Crediamo che oltre al tema valutativo, le trattative siano bloccate anche per via di una mancanza di accordi tra il Governo portoghese e Sonangol su riallocazione delle quote tra diversi soci", segnalano gli analisti di Intermonte nel report uscito questa mattina, in cui hanno confermato la raccomandazione outperform su Eni con target di 20 euro. "Nonostante l'impasse, continuiamo a credere che l'operazione possa andare in porto nei prossimi mesi", azzardano alla sim milanese.

Eni è impegnata anche su un altro fronte in questo periodo quello che riguarda i gasdotti Tenp e Transitgas. Secondo Reuters sarebbero quattro i soggetti interessati all'acquisto delle quote nei gasdotti che la compagnia petrolifera italiana deve cedere a seguito degli impegni Antitrust concordati con la Commissione europea. Si tratterebbe dell'operatore della rete belga Fluxys in consorzio con Allianz Capital Partners, di Reef Infrastructure, Terra Firma e Sintonia. "Per il Tenp si parla di una valutazione fino a 500 milioni e per Transitgas fino a 1 miliardo di euro", segnalano ancora gli esperti di Intermonte.
 
"L'incasso per Eni sarebbe quindi pari a circa 750 milioni di euro, in linea con attese. Una somma simile dovrebbe arrivare anche dalla cessione del gasdotto TAG alla CdP, per un incasso complessivo prossimo ai 1,5 miliardo". "E' da capire se le valutazioni si riferiscono al 100% degli asset perchè ci sembrano troppo alte per essere riferite alle sole quote di Eni", segnalano gli analisti di Equita, che calcolano che òa cessione delle pipeline (incluso il TAG) è attesa portare un incasso di 1,5 miliardi. Il broker ha confermato il buy con target a 20,6 euro.
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