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L’Italicum strizza l’occhio ai mercati prospettando maggiore stabilità politica futura

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La nuova legge elettorale, battezzata Italicum da Matteo Renzi, sembra avere i presupposti giusti per offrire sostegno al sentiment dei mercati sull’Italia. In particolare l’inclusione della clausola di ballottaggio nel caso nessuna coalizione raggiunge il 35% al primo turno promette di togliere le nubi di nuovi stalli futuri post-elezioni. 
I punti salienti dell’Italicum con il jolly del doppio turno 
Il piano di riforma elettorale concordato da Renzi con il leader di Forza Italia (FI), Silvio Berlusconi, e il Nuovo Centro Destra (NCD), il partito guidato da Angelino Alfano che sostiene il governo Letta, ha passato ieri sera l’esame della direzione del Pd. Ora il disegno di legge sarà presentato in commissione Affari costituzionali alla Camera, con la discussione in Aula che inizierà entro il 27 gennaio.
L’Italicum rappresenta sistema elettorale simile a quello utilizzato in Spagna (proporzionale), con l’aggiunta di elementi del sistema francese (doppio turno) nel caso dalle urne non esca una colazione con almeno il 35% dei consensi. L’Italicum prevede inoltre delle soglie di sbarramento abbastanza alte (5% per i partiti appartenenti a coalizioni e 8% per i partiti che si presentano da soli) che dovrebbero ridurre la proliferazione di piccoli partiti politici. Inoltre Renzi ha ribadito di aver raggiunto un accordo con Silvio Berlusconi per riformare il Senato con l’eliminazione del potere legislativo di palazzo Madama.

Possibilità doppio turno importante tassello per rafforzare stabilità politica 
“L’inclusione della clausola che prevede un secondo turno di ballottaggio è un significativo passo in avanti per rafforzare la stabilità politica in Italia e dovrebbe anche sostenere il sentiment del mercato”, commenta oggi Fabio Fois, economista di Barclays

Elezioni a maggio non si possono ancora escludere, ma con Italicum diminuisce rischio paralisi post-elettorale 
La nuova versione della riforma elettorale presentata da Renzi dovrebbe ridurre al minimo il rischio di una paralisi politica post-elettorale se le elezioni anticipate si svolgeranno prima che la riforma globale del Senato sia completata. “La riforma del sistema di voto non rimuove completamente il rischio a breve termine – rimarca Fois – poichè il processo di riforma costituzionale necessaria per riformare il Senato porterà via tra i  sei e i nove mesi per essere completato e pertanto sussiste ancora il rischio di elezioni anticipate prima che  il processo di riforma costituzionale sia completato”.

La previsione di Barclays è comunque di elezioni a metà 2015 anche se il rischio di elezioni anticipate è lievemente aumentato. “Ci aspettiamo che la riforma elettorale sia approvata – prosegue l’esperto di Barclays – ma se passa senza il supporto di NCD o dei membri conservatori del PD potrebbe innescare la caduta del governo Letta. In questo scenario (non la nostra previsione), con nuova legge elettorale  approvata e il presidente Napolitano che scioglie il parlamento entro la fine di marzo, scatterebbero le elezioni anticipate che potrebbero essere tenute insieme con le elezioni del Parlamento europeo alla fine di maggio.