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Italia sotto attacco speculativo, Savona guarda a Russia in assenza aiuti Bce

Il quotidiano La Stampa scrive che il ministro delle Politiche Ue “è fra quanti immaginano «un’alternativa esterna», magari sotto forma di una garanzia russa, ipotesi che «stiamo esaminando»”.

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Fondo sovrano della Russia pronto a lanciare il salvagente all’Italia, in caso di attacco speculativo e di nessun aiuto da parte della Bce? E’ l’ipotesi che il ministro degli Affari europei Paolo Savona starebbe valutando, nel caso in cui l’Italia fosse accerchiata dagli speculatori e la Bce di Mario Draghi decidesse di non aprire il suo portafoglio, contrariamente a quanto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, ha detto di sperare.

In caso di attacco speculativo, Draghi ci sostenga o troveremo alternative “esterne”: sarebbe questo insomma il Savona pensiero. Così si legge nell’articolo de La Stampa di Marco Zatterin:

“Savona ha suggerito che in caso di tempesta dovrebbe essere la Bce ad aprire il portafoglio, acquistando titoli italiani. Lo ha detto a Draghi, nel faccia a faccia a Francoforte, cercando di convincerlo che l’eventualità costituirebbe un attentato alla stabilità monetaria dell’Eurozona e giustificherebbe la mossa. Sennò? Il ministro delle Politiche Ue è fra quanti immaginano «un’alternativa esterna», magari sotto forma di una garanzia russa, ipotesi che «stiamo esaminando». Se fossimo attaccati, se ne deduce, potrebbe essere un fondo sovrano di Mosca a tutelarci”.

L’articolo di Zatterin prosegue:

Ammette il professore cagliaritano che la cosa creerebbe «seri problemi di politica estera» e ha ragione. L’Italia, un grande Paese occidentale, uno Stato fondatore dell’Unione che non si cura abbastanza, viola i parametri a dodici stelle e poi chiede aiuto a Putin. Come aveva programmato Cipro e come ha pensato, senza frutti, di fare Atene per evitare la cura da cavallo di una austerità «europea» divenuta inevitabile dopo aver taroccato i conti pubblici e non solo. La tesi del governo è che la nostra economia non sia in disequilibrio strutturale, anche se i numeri dicono il contrario. Pertanto si argomenta che l’offensiva dei mercati creerebbe uno sbilanciamento di liquidità che potrebbe essere serenamente rintuzzato dalla Bce. Oppure, alla peggio, dai russi. O dalla «fantasia al potere». Solo Tria e (il più delle volte) Conte pensano che sarebbe meglio seguire le regole e risanare tenendo la barra dei conti diritta. Ma è una linea, per ora, che fatica a trovare una maggioranza in un governo fatalmente attratto più da Mosca che da Bruxelles”.

In particolare il vicepremier e ministro dell’Interno non ha fatto mai mistero della sua simpatia per il presidente Vladimir Putin. Tanto che un alert sui rapporti tra i due è stato lanciato dallo stesso George Soros in occasione del Festival dell’economia di Trento.

Soros ha detto in quell’occasione di essere “molto preoccupato per l’influenza della Russia sull’Europa in generale e sul nuovo governo italiano”, oltre a insinuare il sospetto che Salvini avesse ricevuto finanziamenti da Mosca: “Non so se Salvini è stato finanziato da Mosca, ma l’opinione pubblica avrebbe il diritto di sapere”, aveva sottolineato, provocando la pronta risposta di Salvini:

“Non ho mai ricevuto una lira, un euro o un rublo dalla Russia, ritengo Putin uno degli uomini di stato migliori e mi vergogno del fatto che in Italia venga invitato a parlare uno speculatore senza scrupoli come Soros”.

Soros a parte, tornando alla paura di un attacco speculativo contro l’Italia o, come scrive La Stampa, di “una tempesta di settembre”, sono sempre di più gli esponenti del governo M5S-Lega che invocano un aiuto da parte della Bce. Nel pomeriggio di ieri, precisando quanto aveva dichiarato nel corso di un’intervista al Messaggero, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti si è così espresso:

Non possiamo chiedere alla Bce un prolungamento del Qe, ma credo che una valutazione dell’opportunità di prolungarlo, specie in una fase come questa, possa condurre a una rivalutazione del disimpegno”. Prima di lui anche il presidente della Commissione di Bilancio alla Camera, Claudio Borghi, aveva auspicato la messa in sicurezza dei bond italiani e non solo, attraverso una garanzia della Bce.