Intesa Sanpaolo: utile netto in crescita. Dividendi 2016 per 3 mld euro

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Risultati in crescita per Intesa Sanpaolo. Il gruppo ha terminato l’esercizio 2016 registrando un utile netto di 3,1 mld euro, sopra i 2,7 mld registrati nel precedente esercizio.
Escludendo i contributi e gli altri oneri riguardanti il sistema bancario, precisa un comunicato, l’utile si sarebbe attestato a quota 3,7 mld di euro.

I proventi operativi netti sono calati dell’1,5% a quota 16.929 milioni di euro; gli interessi netti sono scesi del 5,5% a 7.293 milioni mentre le commissioni nette hanno registrato un calo dello 0,8% a quota 7.287 mln di euro.
Il Common Equity ratio si attesta al 12,7%, in flessione rispetto al 13% di fine 2015, mentre il Tier 1 ratio si attesta a quota 13,9%, dal 13,8% di fine 2015. La stima del common equity ratio pro-forma del Gruppo a regime risulta pari al 12,9%, tenendo conto della proposta di dividendi.

Il Cda ha deliberato di proporre alla prossima Assemblea ordinaria la distribuzione di 17,8 centesimi di euro per azione ordinaria e 18,9 centesimi per azione di risparmio, per un totale di 3 miliardi di euro.

Il risultato dell’attività assicurativa si attesta a quota 995 milioni di euro, sostanzialmente in linea con i 997 milioni del 2015. Il risultato dell’attività di negoziazione risulta pari a 1.190 milioni, contro i 1.034 milioni del 2015. I costi operativi si sono attestati a quota 8,67 miliardi di euro, in calo dello 0,7% rispetto agli 8,73 miliardi del 2015. Il risultato della gestione operativa si attesta a quota 8,25 mld, -2,3% a/a, mentre le rettifiche di valore nette su crediti si attestano a 3,7 mld, contro i 3,30 mld del 2015.

Gli accantonamenti netti e le rettifiche di valore nette su altre attività risultano pari a 422 milioni, in calo dai 570 milioni del 2015 (comprendenti 172 milioni derivanti dalla normativa in Croazia in merito alla conversione in euro dei crediti in franchi svizzeri). Gli altri proventi netti sono pari a 355 milioni, l’utile dei gruppi di attività in via di dismissione ammonta a 952 milioni di euro, comprendenti 881 milioni di plusvalenza derivante dalla cessione di Setefi e Intesa Sanpaolo Card, rispetto a 87 milioni del 2015. Il risultato corrente lordo risulta pari a 5,43 miliardi, rispetto ai 5,01 miliardi del 201).

Al 31 dicembre 2016 i crediti verso la clientela sono pari a 365 miliardi di euro, in crescita del 5% rispetto al 31 dicembre 2015. Il complesso dei crediti deteriorati ammonta a 29,77 mld, in calo del 10% rispetto all’esercizio passato. Considerando, oltre alle rettifiche specifiche, anche il valore delle garanzie relative alle sofferenze, il grado di copertura complessivo delle stesse risulta pari al 153% includendo le garanzie reali e al 160% includendo anche le garanzie personali. Le attività finanziarie della clientela risultano pari a 864 miliardi, in rialzo del 2,6% rispetto all’anno passato. La raccolta diretta bancaria ammonta a 394 miliardi (+5,8% a/a) mentre il complesso di raccolta diretta assicurativa e riserve tecniche risulta pari a 144 miliardi (+8,4% a/a).

Entrando nello specifico, il flusso di nuovi crediti deteriorati provenienti da crediti in bonis cala sensibilmente nel 2016 registrando il valore più basso dalla costituzione di Intesa Sanpaolo: flusso lordo a 5,8 miliardi di euro, in diminuzione del 34% rispetto agli 8,7 miliardi del 2015, e flusso netto a 3,1 miliardi, in contrazione del 46% rispetto ai 5,7 miliardi del 2015.
Cala anche lo stock di crediti deteriorati: del 4,1% rispetto a settembre 2016 e del 10% rispetto a dicembre 2015 al netto delle rettifiche di valore, del 2,6% rispetto a settembre 2016 e del 7,9% rispetto a dicembre 2015 al lordo delle rettifiche di valore; riduzione dello stock di inadempienze probabili: del 6,8% rispetto a settembre 2016 e del 15,5% rispetto a dicembre 2015 al netto delle rettifiche di valore, rispettivamente del 5,9% e del 13,1% al lordo delle rettifiche di valore; riduzione dello stock di sofferenze: dello 0,8% rispetto a settembre 2016 e dello 0,5% rispetto a dicembre 2015 al netto delle rettifiche di valore, rispettivamente dello 0,5% e del 3,4% al lordo delle rettifiche di valore.