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HSBC: Italia rischia tempesta con euro, NPL, elezioni e Bce. Goldman, outlook BTP spaventa

L’Italia è più vulnerabile a un eventuale apprezzamento dell’euro, rispetto ad altri stati membri dell’Eurozona. Ecco perchè.

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Italia più che mai nel radar di operatori di mercato, strategist, economisti. A fronte di alcuni dati che fanno esultare il governo, si sprecano gli avvertimenti su cosa ne sarà del paese, sia in vista delle elezioni politiche del 2018, sia per l’assist più debole che arriverà dallo scudo BTP della Bce.

Due eventi strettamente collegati, dal momento che la Bce di Mario Draghi avrà meno munizioni per riuscire a tamponare l’incertezza politica che inevitabilmente si abbatterà sul mercato italiano. Incertezza che, per l’elevato debito pubblico che continua a caratterizzare l’Italia, di norma scatena la carica degli speculatori contro i BTP e i titoli di stato in generale, ma anche contro le banche.

I progressi che l’economia italiana sta compiendo rispetto a quelle performance del Pil da zero virgola, di qualche anno fa appena, sembrano certificare la ripresa. Tanto che il premier Paolo Gentiloni afferma, riferendosi al trend del prodotto interno lordo reso noto dall’Istat, che “l’1,8% dimostra che siamo campioni di salto in alto e che il sistema italiano si è messo in moto”.

L’ottimismo cozza tuttavia con alcune note che sono emerse negli ultimi giorni, in primis quella firmata dalla divisione di ricerca di HSBC. HSBC elenca le principali sfide per l’Italia, nel 2018:

  1. la forza dell’euro, che vedrebbe l’Italia in una posizione di maggiore vulnerabilità rispetto ad altri paesi membri dell’Eurozona.
  2. la trappola del Quantitative easing.
  3. Il problema degli NPL per le banche
  4. Le elezioni politiche

Riguardo al rischio rappresentato da un eventuale apprezzamento dell’euro, Fabio Balboni, economista dell’Europa per HSBC, spiega la maggiore vulnerabilità dell’Italia al rialzo della moneta unica con diverse ragioni.

“Una è l’elevata esposizione dell’Italia verso mercati che sono al di fuori dell’Eurozona”, visto che il 60% dei beni italiani viene esportato versi paesi che non fanno parte dell’area euro. “L’altra ragione è rappresentata dal fatto che, nei beni che l’Italia esporta, è relativamente alta la presenza di prodotti low-tech. E questo in parte spiega il perchè l’Italia abbia sofferto una forte perdita di quote di mercato nell’ultimo decennio, oltre a confermare che tale caratteristica rende il paese più esposto alla competizione sui prezzi, e dunque al rischio rappresentato dall’euro”.

La tabella di cui sotto mette in evidenza l’incidenza che un aumento di 1ppt nel tasso di cambio dell’euro potrebbe avere sulle esportazioni dell’Eurozona.  HSBC fa un paragone sugli effetti che un rialzo della moneta unica avrebbe sull’export tedesco, francese, spagnolo e italiano.

Nel presentare il quadro generale dell’Italia, Balboni ammette che le condizioni dei fondamentali appaiono buone, ma aggiunge anche che “è improbabile che l’attuale momentum di crescita possa confermarsi sostenuto“.

Anche perchè “la crescita negativa dei salari reali dovrebbe mettere un freno ai consumi privati, mentre le esportazioni potrebbero scontare il rafforzamento dell’euro”.

Come secondo fattore di rischio,  gli analisti di HSBC citano la trappola del Quantitative easing della Bce. La decisione di dimezzare gli acquisti di asset avrà inevitabilmente conseguenze sul debito sovrano italiano, che vedrà allontanarsi un importante salvagente. Trovare un altro grande acquirente del debito pubblico che possa sostituire la Bce “potrebbe non essere facile, se si considerano i rating (sul debito) attuali”, così come è improbabile che arrivino upgrade sui titoli, fino a quando il rapporto debito-Pil non inizierà a scendere in modo significativo”. Tra l’altro, fa notare Balboni, “l’aumento dei rendimenti potrebbe rendere più difficoltoso il taglio del debito”.

A tal proposito, vale la pena segnalare una nota recente di Goldman Sachs, da cui risulta che l’Italia è il paese dell’Eurozona più vulnerabile anche alla riduzione degli acquisti di asset da parte della Banca centrale europea.

Goldman Sachs ha calcolato infatti che la Bce acquisterà nel 2018, in media, 2/5 dei bond governativi di nuova emissione: esattamente, il 53% delle emissioni tedesche, il 60% di quelle portoghesi e solo il 19% di quelle italiane.

Tornando al report di HSBC, la terza minaccia è rappresentata dai problemi che assillano le banche italiane, alle prese da un lato con l’annosa questione degli NPL, ovvero dei crediti deteriorati, e dall’altro con l’era dei tassi di interesse ultrabassi inaugurata dalla Bce di Draghi.

Il possibile ulteriore inasprimento delle regole della Bce sugli accantonamenti rischia secondo Balboni di “limitare i prestiti” . In un tale scenario, “la debolezza della crescita del credito potrebbe ingabbiare l’espansione economica futura, vista la forte dipendenza che le aziende hanno rispetto ai finanziamenti diretti delle banche”.

Per l’esperto, tale situazione è “particolarmente vera per le Pmi“, dove lavora tra l’altro la maggior parte degli imprenditori del paese.

Il grafico mette infatti in evidenza come, in Italia, il 50% circa della forza lavoro sia attiva in aziende che hanno meno di 10 dipendenti.

Il quarto rischio per HSBC è il ritorno degli italiani alle urne, ormai imminente.

Su questo punto, Balboni sottolinea che “il mercato è stato un po’ tranquillizzato dal fatto che i partiti euroscettici abbiano smorzato i toni riguardo alla necessità, per il paese, di lasciare l’euro. Ma noi intravediamo ancora il rischio di instabilità politica”.

Le elezioni, sottolineano gli analisti, potrebbero dar vita a un Parlamento frammentato, visto che il PD sta perdendo consensi, stando agli ultimi sondaggi.

Anche il partito di centro destra Forza Italia potrebbe faticare a essere alla guida di una Grande coalizione, mentre una coalizione tra Forza Italia, Fratelli di Italia e Lega potrebbe dare maggiori frutti”.

In ogni caso, la sconfitta del Pd metterebbe in pericolo i progressi compiuti dall’Italia sulla strada delle riforme.

Di conseguenza, “sebbene riteniamo che ci sia un rischio basso che l’Italia lasci l’euro, crediamo comunque che le elezioni del prossimo anno abbiano importanza per il futuro delle riforme e della sosteniblità del debito“.

Il report di HSBC torna a mettere tutti sull’attenti. Non per niente, nel riportare l’analisi di HSBC, Ambrose Evans-Pritchard  intitola l’articolo pubblicato sul Telegraph “Italy risks storm as QE ends and politics go haywire, HSBC warns”, ovvero: l’Italia rischia una tempesta con la fine del QE e con la politica fuori controllo”.