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La Grecia passa il testimone della crisi alla Spagna. Milano chiude in calo di quasi il 3%

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L’effetto positivo sui mercati finanziari dell’esito delle elezioni in Grecia è durato solo lo spazio di di una mattina. Le buone probabilità che ad Atene si riesca a dare vita a un governo pro-euro si sono scontrate con nuove preoccupazioni provenienti dalla Spagna. I mercati finanziari hanno risentito del nuovo record dei rendimenti dei Bonos spagnoli, saliti oltre al 7% fino a un massimo del 7,22%. Dopo un avvio di seduta positivo i listini hanno così ritracciato con decisione.

Il movimento ha seguito le indiscrezioni riportate quest’oggi da El Confidencial sulle reali necessità del sistema bancario iberico. Gli istituti di credito spagnoli potrebbero infatti avere bisogno di più dei 100 miliardi di euro messi a disposizione dall’Unione europea. Tenendo conto della copertura delle perdite su crediti, secondo El Confidencial, potrebbero essere necessari fino a 150 miliardi di euro. Il quotidiano spangolo, sul suo sito internet, cita indiscrezioni relative ai risultati delle analisi indipendenti condotte da Oliver Wyman e Roland Berger sul sistema bancario spagnolo e che verranno rese note giovedì prossimo. Il rapporto è stato commissionato alle due società indipendenti dalle autorità spagnole.

Il Ftse Mib italiano ha ceduto il 2,85%, riuscendo comunque a chiudere al di sopra di quota 13.000 a 13.009 punti, mentre il Ftse All Share ha mostrato una flessione del 2,75% a 13.956 punti.

Piazza Affari ha registrato la peggiore performance tra le Borse del Vecchio continente, ad esclusione di Madrid, a causa dell’effetto dividendi, che oggi ha pesato sull’indice Ftse Mib per l’1,2 per cento. Hanno infatti staccato la cedola alcuni “pesi massimi” come Intesa Sanpaolo, Terna ed Enel.

A Milano i ribassi più sostenuti hanno interessato il settore bancario. Mediolanum ha ceduto il 5,52% a 2,36 euro, Mediobanca il 5,34% a 2,94 euro, Bper il 4,74% a 3,66 euro e Unicredit il 4,26%. Ribassi superiori al 3% per Mps, Bpm e Ubi, rispettivamente a 0,1857 euro, 0,3358 euro e 2,39 euro. Fuori dal listino principale, in forte flessione il titolo Fondiaria (-3,16% a 0,949 euro) dopo che l’Isvap ha rilevato “gravi irregolarità” in alcune operazioni con parti correlate. L’autorità ha dato un termine di quindici giorni per “far cessare definitivamente le irregolarità riscontrate e rimuoverne gli effetti”.

Poco più di una decina i titoli positivi all’interno dell’indice delle blue chip italiane. Tra queste spiccano tre industriali: Stmicroelectronics (+3,01% a 4,24 euro), Finmeccanica (+2,04% a 2,998 euro) e Prysmian (+1,95% a 11,51 euro).