1. Home ›› 
  2. Notizie ›› 
  3. Notizie Italia ›› 

Giuseppe Conte, dubbi Nyt e Ft. Bloomberg: Italia M5S-Lega peggio di Brexit

La New York University, contattata dal New York Times, ha riferito che “nessuno con questo nome compare nei nostri archivi”.

FACEBOOK TWITTER LINKEDIN

Niente da fare: l’Italia del M5S-Lega viene vista sempre di più come una mina vagante, tanto più se, all’alba di quello che dovrebbe essere il nuovo governo italiano, il New York Times segnala che alla New York University non risulta che Giuseppe Conte, il giurista italiano indicato per la carica di premier dai due partiti, abbia perfezionato i suoi studi nell’ateneo. Non proprio un esordio felice sulla stampa nazionale e internazionale, per il potenziale premier del governo M5S-Lega.

Così il corrispondente dall’Italia del New York Times, Jason Horowitz, ha comunicato su Twitter l’esito degli accertamenti sul curriculum di Giuseppe Conte.

“Giuseppe Conte, potenziale nuovo leader dell’Italia, ha scritto di aver ‘perfezionato e aggiornato i suoi studi’ presso la New York University che, contattata, ha riferito che “nessuno con questo nome compare nei nostri archivi, sia come studente che come membro della facoltà”.

Giuseppe Conte: da dubbi curriculum a infografica con boom tassi BTP

Ovviamente non è solo il New York Times a occuparsi di Conte. E’ l’intera stampa internazionale – e nazionale – a sottoporre il potenziale premier del M5S-Lega ai raggi X.

L’infografica dell’Ft non è sicuramente di buon auspicio, visto che, accanto all’immagine dell’aspirante premier, appare il grafico dei tassi dei BTP a 10 anni, che non è sicuramente da “pubblicità progresso”. Tutt’altro: quella linea ascendente mostra come i rendimenti decennali italiani siano schizzati in poco tempo da un valore poco al di sopra dell’1,7% fino al 2,4% di ieri.

Oggi lo spread fa dietrofront, e ci sono anche analisti come Nick Gartside, responsabile degli investimenti per JP Morgan Asset Management, che sottolineano che i BTP potrebbero essere un’opportunità, dopo la valanga di sell off delle ultime ore.

“L’Italia ha un po’ di margini di manovra per far salire il deficit di bilancio, cosa che i governi stanno facendo a livello globale”, dice a Reuters Gartside, confermandosi voce fuori dal coro, visti i moniti incessanti che arrivano da ogni dove.

Volatilità per lo spread BTP-Bund, che inizia la sessione balzando a ridosso dei 200 punti, per poi capitolare sotto la soglia dei 180 punti, che però torna a riagguantare nel primo pomeriggio.

Cottarelli: proposte M5S-Lega realizzabili con addio Sanità pubblica

La preoccupazione principale è tutta nel contratto di governo M5S-Lega che, pur smussando proposte che a Bruxelles ma anche in Italia avevano fatto gridare allo scandalo, presenta manovre di politica fiscale espansiva che preoccupano non poco chi ritiene che la priorità italiana debba essere il risanamento dei conti pubblici.

Tra gli ultimi rimproveri, si segnala quello dell’ex commissario alla spending review Carlo Cottarelli, che sottolinea che le proposte contenute nel contratto – che includono il reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia del M5S, la flat tax auspicata dalla Lega, e l’addio alla riforma Fornero – sono praticamente irrealizzabili.

Così Cottarelli in un’intervista rilasciata a Fanpage.it:

“Si potrebbe finanziare questo programma eliminando completamente la sanità pubblica, oppure eliminando completamente la spesa per l’istruzione riusciremmo a finanziarne solo metà, un po’ improbabile. Questo programma potrebbe riuscire a finanziarsi in un solo modo, ovvero se questa nuova impostazione di politica economica producesse un forte aumento del Pil, quindi un forte aumento di entrate, una crescita al 4-5% annuo, ai livelli della Cina. Anche una forte riduzione dell’evasione fiscale prodotta dall’abbassamento delle tasse potrebbe portare risorse nelle casse dello Stato”.

Tuttavia, continua il numero uno dell’Osservatorio dei conti pubblici:

“Se io guardo questo programma, trovo delle misure contrarie a quelle che io invece avevo individuato da commissario alla spending review. Le faccio un esempio: si propone di aumentare il numero di poliziotti e di carabinieri, quando io nel mio studio proponevo invece una riduzione perché in termini numerici, di proporzione tra forze di polizia e popolazione, l’Italia è ben al di sopra della media europea, siamo intorno al sesto-ottavo posto. Altro esempio: la chiusura dei piccoli tribunali, quando nel programma si propone la riapertura di questi piccoli tribunali. Quindi mi dovrebbero spiegare dove sono esattamente questi risparmi di spesa che dicono di voler fare. A parte i risparmi sull’acquisto di beni e servizi -dove qualcosa ancora si può fare, ma in questo caso si parla di cifre piccole, intorno ai 2-3 miliardi, 4 forse nel giro di 5 anni – qui si parla di coperture per 110-120 miliardi. Anche se la cosa fosse fatta gradualmente, tutte queste misure non potrebbero comunque introdurle”.

Italia M5S-Lega: per l’Ue è peggio della Brexit

Detto questo, a fronte di chi è pronto a scommettere sul colpo di grazia prossimo a colpire l’Italia, c’è anche chi sottolinea che, più che l’Italia, a rischiare è l’intera Unione europea, tanto che viene da considerare l’ipotesi che, alla fine sia Bruxelles a dover chinare il capo, di fronte ai “signor no” di Lega e M5S.

E’ l’ipotesi che affronta Bloomberg, in un articolo che mette l’Unione europea sull’attenti. “Europe’s Italian Problem Is Bigger than Brexit”: ossia, per l’Europa il problema italiano è più grande della Brexit.

L’incubo del divorzio del Regno Unito dal blocco Ue sembra ormai alle spalle – almeno per quanto riguarda la tenuta dell’Europa – tanto che lo stesso Michel Barnier, responsabile Ue delle trattative sulla Brexit, può permettersi di dire che il continente, pur se orfano degli UK, andrà avanti, come se alla fine non fosse successo nulla di davvero importante.

D’altronde, il Regno Unito ha sempre avuto una sua propria banca centrale: Bank of England, e ha continuato a rimanere fedele alla sterlina, dicendo no all’Unione monetaria. Così facendo, ha anche impedito che il suo addio facesse grandi danni all’Europa.

Certo, il divorzio rimane doloroso, per entrambe le controparti. Ma, anche se non in punta di piedi, Londra lascerà il blocco Ue senza alimentare dubbi sull’esistenza dell’euro: semplicemente, perchè non si trova nella posizione di farlo. E questo non è un dettaglio.

L’Italia è tutta un’altra storia: per quanto snobbata e  spesso derisa dai vari funzionari europei di turno, Roma è un tassello imprescindibile del puzzle dell’euro. L’Italia, scrive Bloomberg, fa parte dell’Eurozona ed è un membro core del progetto europeo. E questo la mette in una posizione decisamente migliore per danneggiare il progetto dall’interno.

Inoltre, per quanto perennemente rimproverata di non fare bene i compiti assegnati dai maestri di Bruxelles, essendo la terza economia dell’Europa, l’Italia  “è troppo grande per poter essere ignorata o per essere costretta alla sottomissione”.

In realtà proprio la lunga lista di “problemi economici e finanziari irrisolti – Bloomberg cita il basso tenore di vita, l’elevata disoccupazione, il sistema bancario fragile, che si affiancano a un debito pubblico parallizzante –  è un punto a favore del suo potere contrattuale: una eventuale nuova “crisi economica o finanziaria, infatti, difficilmente rimarrebbe confinata all’Italia”.

Se la Brexit non è stata capace di buttare giù la struttura dell’Unione europea l’Italia potrebbe, insomma, riuscirci. E dunque, il consiglio all’Ue è di non fare troppo la voce grossa, perchè l’effetto molto probabilmente sarebbe boomerang.