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Giorgetti apre a manovra correttiva con deficit extra fino a 9 miliardi

Gli spettri evocati dalle opposizioni sono piuttosto spaventosi, se si considera che Renato Brunetta di Forza Italia è arrivato a paventare una manovra correttiva “tra i 7 e i 15 …

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Il rischio di una manovra bis, ergo manovra correttiva, sembra farsi più concreto, se è lo stesso sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, ad aprire a tale opzione: opzione vista come fumo negli occhi dagli italiani, e che in realtà è stata ripetutamente smentita  da diversi esponenti del governo M5S-Lega. “La manovra-bis? Lo vedremo nei prossimi mesi”, ha detto il sottosegretario leghista.

D’altronde, gli spettri evocati dalle opposizioni sono piuttosto spaventosi, se si considera che Renato Brunetta di Forza Italia è arrivato a paventare una manovra correttiva “tra i 7 e i 15 miliardi”. Per non parlare di Luigi Marattin del Pd, che ha evocato una patrimoniale a cui “ci opporremo con tutte le forze”.

La storia è sempre la stessa: i conti non tornano.

Nella manovra finanziaria che è stata partorita con grande fatica dopo le trattative serrate con l’Ue, l’esecutivo giallo-verde ha acconsentito alla fine a far scendere il target deficit-Pil previsto per quest’anno dal 2,4% al 2,04%. Ma è quasi impossibile, per diverse istituzioni, che tale limite venga rispettato: soprattutto se si ricorda che le stime del governo sul Pil vengono considerate decisamente ottimistiche (nonostante siano state riviste al ribasso dal +1,5% precedente, confermano di fatto l’ottimismo sulla possibilità che possa essere centrata la soglia dell’1%), a fronte della raffica di downgrade di Bankitalia  e Fmi (che hanno tagliato l’outlook, entrambe, dal +1% al +0,6%), della Commissione europea (dal +1,2% a +0,2%), fino ad arrivare all’annuncio più recente, quello di Moody’s .

In quest’ultimo caso, l’outlook sulla crescita del Pil italiano è stato sforbiciato pesantemente dal +1,3% precedente a un range compreso tra lo zero e lo 0,5% e l’agenzia di rating ha comunicato, anche, di prevedere un deficit-Pil al 2,5%.

Facendo non po’ di calcoli, il Sole 24 Ore scrive che un indebitamento al 2,5% del Pil comporterebbe una spesa aggiuntiva di quasi 9 miliardi di euro.

Non per niente, ieri il vicepresidente della Commissione europea conosciuto per la sua natura da falco, ovvero Valdis Dombrovskis, ha lanciato l’ennesimo monito contro Roma.

In un intervento al Parlamento europeo, Dombrovskis ha detto nella giornata di ieri, rivolgendosi all’Italia, che “aumentare il deficit invece di tagliarlo ha portato a un aumento dell’instabilità e dei tassi di interesse, abbassando la fiducia, e dunque a un impatto negativo sugli investimenti. Di conseguenza, come risultato, non è sorprendente che il rallentamento dell’economia (italiana) sia il più accentuato di tutti e che la crescita sia la più bassa (dell’Unione europea)”, ha detto.

Ovviamente, riguardo alla manovra correttiva, molto dipenderà a questo punto dalle spese che l’esecutivo dovrà accollarsi per la realizzazione delle due misure chiave e simbolo del contratto di governo, ovvero il reddito di cittadinanza e quota 100.

Certo è che l’apertura di Giorgetti cozza con la facilità con cui il ministro degli Affari europei Paolo Savona aveva bollato l’eventualità, definendo la manovra bis una fissazione e una malattia mentale.

Di rischio manovra correttiva – oltre allo shock Tesoro previsto da La Repubblica – aveva parlato anche la Cgia di Mestre:

“Non è da escludere – si leggeva nel report della Cgia di Mestre – che, se la crescita del Pil dovesse essere molto inferiore del +1 per cento stimato dal Governo Conte, quest’ultimo dovrà approvare una manovra correttiva già prima dell’estate. In effetti, i principali organismi internazionali e nazionali stanno rivedendo al ribasso le stime di crescita in quanto l’economia europea sta rallentando. Con un Pil più basso di quello previsto nella legge di Bilancio 2019, il rapporto deficit/Pil finirebbe per essere più elevato del 2,04 per cento “impostoci” da Bruxelles. Uno scenario che, ovviamente, è da scongiurare, visto che entro la fine di quest’anno bisognerà trovare 23 miliardi di euro per evitare l’aumento dell’Iva che, altrimenti, scatterà dal 1° gennaio 2020″.

Le premesse non sono di buon auspicio, se si considera che l’Italia è già in una fase di recessione tecnica – come emerso dai dati sul Pil resi noti giorni fa dall’Istat – alle prese con la contrazione dello 0,2% nel quarto trimestre dopo il -0,1% del terzo.