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Moody’s: crescita zero per l’Italia e alto rischio voto anticipato. Ex FMI: Roma stretta in camicia di forza euro

Desmond Lachman: se il governo M5S-Lega non correrà ai ripari subito, il mondo intero sarà costretto a far fronte a una nuova ed enorme crisi del debito ‘brutale’ in Europa. …

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La scure di Moody’s si abbatte sull’outlook sul Pil e, di conseguenza, su quello del deficit-Pil dell’Italia: pesante il downgrade sulla crescita italiana del 2019, in un quadro in cui la minaccia di un voto anticipato viene considerata significativa.

La crescita del Pil italiano  è prevista ora per il 2019 a un tasso tra lo 0 e lo 0,5%, rispetto al +1,3% precedentemente atteso dall’agenzia di rating. Così Kathrin Muehlbronner, lead analyst per l’Italia di Moody’s, nel corso della Credit Trends Conference che si è svolta ieri a Milano.

“Avevamo una stima dell’1,3% sulla crescita del Pil italiano. Quest’anno sarà sicuramente sotto l’1%, probabilmente un valore tra 0 e 0,5%”.

Una crescita così bassa inevitabilmente si traduce in un innalzamento delle stime sul deficit-Pil, che ora Moody’s prevede al 2,5%, 5 decimali in più rispetto a quel target del 2,04% atteso dal governo M5S-Lega, rivisto tra l’altro al ribasso, dal 2,4% fissato in precedenza al 2,04% durante le trattative sulla manovra con la Commissione europea. Con queste previsioni, si ripropone l’incognita della manovra correttiva che fin qui gli esponenti del governo hanno sempre rigettato.

E nelle ore in cui Moody’s snocciolava i suoi numeri per l’Italia, è arrivato anche il monito di Desmond Lachman, ex vicedirettore presso la divisione di sviluppi politici Policy Development and Review Department del Fondo Monetario Internazionale.

In un discorso proferito all’ Official Monetary and Financial Institutions Forum, Lachman ha lanciato un alert sul debito italiano, affermando che, se il governo M5S-Lega non correrà ai ripari subito, il mondo intero sarà costretto a far fronte a una nuova ed enorme crisi del debito ‘brutale’ in Europa.

“Con un debito pubblico attorno al 130% del Pil, l’economia (italiana) deve crescere se vuole che gli investitori vengano persuasi sulla sostenibilità dei conti pubblici. (La crescita) è cruciale per il governo italiano, in un momento in cui i costi necessari per rifinanziare il debito sono vicini alla cifra impressionante di 275 miliardi l’anno“.

“Costretto nella camica di forza dell’euro, il governo italiano manca degli strumenti macroeconomici necessari a stimolare l’economia. E, facendo parte dell’area euro, i tassi di interesse e il rapporto di cambio non vengono gestiti da Bankitalia, ma dalla Bce”.

“Una tale situazione è di importanza primaria per l’economia globale – ha continuato Lachman – L’economia italiana è 10 volte circa più grande di quella della Grecia ed è alle prese con un debito sovrano che supera i 2,5 trilioni di dollari”.

Non sarà dunque proprio contento lo stesso Lachman di quanto emerso da Moody’s.

L’agenzia, oltre al pesante downgrade sulla crescita, parla di un significativo rischio di voto anticipato, come spiega Muehlbronner:

Un rischio “significativo – ha detto – probabilmente dopo le elezioni europee”, in quanto a seguito del voto gli equilibri interni al governo M5S-Lega potrebbero cambiare, anche se è difficile fare stime in tal senso:

“Non è chiaro cosa succederà al Governo dopo le elezioni europee” e, anche da un punto di vista del mercato, la situazione resta nebulosa perché gli investitori fanno fatica a ‘prezzare’ il rischio politico, quindi stanno a guardare e in parte questo è quello che abbiamo visto a settembre”.

Potrebbe essere in ogni caso ravvisata la necessità di formare una nuova coalizione di Governo, se non emergesse una maggioranza netta a seguito di un eventuale voto anticipato, “elemento che si tradurrebbe in nuova incertezza”. Una crisi di governo post voto in realtà è paventata da molti. Occhio in tal senso alle previsioni anche di Barclays che teme, anche, una recessione duratura.

Detto questo, Moody’s non è ancora pronta a usare l’accetta sul rating. Dopo il downgrade dello scorso ottobre, “abbiamo un outlook stabile, copre un arco di 12-18 mesi e non vediamo cambiamenti”. In ogni caso “abbiamo presupposto una crescita bassa, per un paio di anni al massimo, e sotto 1%“.

C’è da dire che, se “i costi di finanziamento rimangono bassi nell’Eurozona, in Italia sono saliti a causa del rischio politico interno“. In generale in Europa “il rischio politico resterà elevato e in Italia sta già incidendo sui conti pubblici”.