FS, Mazzoncini illustra la strategia. Frecce in Borsa: quotazione non è fine, ma un mezzo

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“La quotazione deve essere un mezzo, non un fine”. Così Renato Mazzoncini, amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, parla del piano di portare le Frecce in Borsa, nel corso di un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa, spiegando:

“L’unico business che possa beneficiare di una quotazione è quello della lunga concorrenza, perché è l’unico che lavora in un mercato totalmente liberalizzato, direi il più liberalizzato al mondo. Non ha contributi pubblici ma ha anche la competizione. Ci troviamo a competere con soggetti come Ntv, ma domani ce ne saranno sicuramente altri, che hanno a disposizione tutte le leve, e su qualunque mercato una quota di flottante è uno degli strumenti utilizzati per ricevere capitali da investire, stabilizzare i costi finanziari, essere più indipendenti”.

Mazzoncini precisa:

“Noi però oggi non abbiamo una società che fa solo quello: Trenitalia fa sia regionali che lunga percorrenza. Vogliamo avere la garanzia che dal punto di vista industriale separare le due attività vada bene, è uno studio che finiremo nei prossimi mesi. A quel punto dobbiamo fare l’operazione straordinaria di creazione della newco, bisogna dotarla del certificato di sicurezza ferroviaria, senza il quale l’impresa non può operare, e ci vogliono mesi. Così arriviamo ai primi mesi del 2018 ad avere pronta la società, e per la quotazione serve un decreto del governo”.

Ancora, sulla quota della news co. che andrà in Borsa, l’AD sottolinea:

“Oggi pensiamo al 30%, è una quota che potrebbe consentirci poi eventuali aumenti di capitale per finanziare operazioni specifiche. In generale, non è utile aprire un dibattito sulla quotazione ora, quando non abbiamo ancora la società e i tempi tecnici sono incomprimibili”.

Le dichiarazioni arrivano a poco più di una settimana dal via libera del Consiglio dei Ministri alla fusione tra Ferrovie dello Stato e Anas. La fusione trasformerà il gruppo che gestisce la rete stradale e autostradale in una delle controllate del Gruppo FS, con le azioni che saranno trasferite a Ferrovie dello Stato.

A tal riguardo, l’AD del Gruppo definisce Anas una società “in via di risanamento” e si complimenta con i progressi compiuti, sottolineando che “Gianni Armani ha lavorato molto bene”.

La difficoltà incontrata nella realizzazione delle infrastrutture da parte di Anas, precisa il numero uno di FS, è derivata dal fatto che è nel “perimetro della pubblica amministrazione”.  Ma le cose sicuramente cambieranno.

D’altronde: “Le Fs emettono già bond, siamo fuori dalle norme Madia e Anas sta definendo un nuovo contratto di servizio con il Ministero delle Infrastrutture, molto simile a quello di Rfi che è basato sull’effettivo servizio erogato. Spero per la fine di maggio sia chiuso il contratto di servizio, l’abbiamo posta come condizione. Verrà fatta una perizia sul contenzioso in Anas per non portare perdite in Ferrovie, e a quel punto si farà il trasferimento, conto già quest’anno”.

Piena fiducia nell’operazione di fusione con Anas:

“Credo molto in questa integrazione. In Italia uno dei problemi infrastrutturali che abbiamo è dovuto alla scarsa pianificazione e allo scarso coordinamento tra ferrovia e strada. Il futuro che immagino ci porterà a elettrificare le strade, con tir ibridi e pantografo. Siamo andati a vedere il lavoro che fanno in Svezia, che è già molto avanti. In Italia abbiamo 25mila chilometri di binari e 180mila chilometri di strade: non è pensabile convertire tutta la rete in ferrovie, ma abbiamo davanti due grandi obiettivi, elettrificazione e autopilota. In futuro si viaggerà con un mix tra segnalazioni a terra e tecnologia satellitare. I Paesi che per primi che partiranno con le installazioni di questi sistemi faranno molta strada”.

Mazzoncini annuncia anche che arriveranno nuovi treni per i pendolari e, a poche ore dall’assemblea degli azionisti che si tiene nella giornata di oggi, commenta il bilancio del 2016, che si è chiuso con ricavi a 8,9 miliardi di euro e un utile netto record di 772 milioni di euro. Parlando del valore record della redditività:

“È un risultato che somma il miglioramento di tutte le attività ordinarie con la valorizzazione dell’operazione di Grandi Stazioni. Oggi abbiamo una posizione finanziaria netta di meno di 6,7 miliardi, che visto l’Ebitda a 2,3 miliardi significa che se smettessimo di fare investimenti in tre anni abbiamo azzerato il debito. I importanti investimenti sui treni regionali che abbiamo messo in programma per i prossimi anni sono tutti autofinanziati. Tutte le attività oggi generano un utile, questo è un obbligo. Nel 1990 Fs aveva 230mila dipendenti, oggi siamo 70mila e gran parte di questo risultato è legato all’automazione della rete. Oggi il Gruppo è al vertice in Europa per redditività grazie a questo, e adesso ricominciamo a crescere”.

Nell’intervista, Mazzoncini rende noto infine il desiderio di coinvolgere Alitalia nel progetto relativo alla piattaforma digitale integrata.

“Abbiamo da sempre accordi commerciali, cerchiamo di migliorare l’integrazione. La situazione è costantemente difficile, ma mi sembra di capire che con Etihad siano riusciti a trovare un partner serio che ha voglia di continuare a investire”.