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L’Europa apre in negativo, nuova seduta di passione

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Apertura negativa per le piazze finanziarie del Vecchio continente, in una giornata che rischia di replicare l’ennesima seduta di passione a cui si è assistito ieri. Parigi e Madrid arretrano di circa un punto percentuale dopo i primi scambi, Londra perde quasi l’1,5% mentre a Piazza Affari Mibtel ed S&P/Mib contengono le perdite allo 0,8% e il Dax perde lo 0,75%.


Tra le blue chip della borsa milanese crolla Telecom Italia dopo la presentazione dei risultati e il taglio dei dividendi da 14 a 8 centesimi di euro e mentre è in corso, a Milano, la presentazione del piano strategico della compagnia telefonica. In difficoltà il comparto bancario con Unicredit e Mediobanca in calo di circa il 2%. Fiat perde quasi tre punti percentuali. Male anche Seat con un calo del 2,5% circa. Si salvano Tenaris e Alitalia, quest’ultima caratterizzata da una volatilità molto elevata.

Nella seduta di giovedì a New York il Dow Jones Industrial è arretrato dell’1,75%, l’S&P500 ha terminato in ribasso del 2,2% mentre il tecnologico Nasdaq Composite ha lasciato sul terreno il 2,3%. In Estremo Oriente cali superiori al punto e mezzo percentuale sono stati registrati a Hong Kong, Singapore, Taiwan e Seul mentre Tokyo e Bombay fanno segnare arretramenti rispettivamente del 3,3% e del 4,2% circa.


Come in un sistema che perde irrimediabilmente l’equilibrio sono sempre più numerosi gli indicatori che si spostano nella zona rossa di allarme. Ieri il petrolio è salito fino a sfiorare i 106 dollari al barile, in un’ascesa che appare per il momento inarrestabile nonostante le attese di recessione negli Stati Uniti. In generale tutto il settore delle materie prime corre. E corre è anche l’euro, salito fino a 1,5431 contro il dollaro dopo la decisione della Banca centrale europea di lasciare invariati i tassi di interesse in Eurolandia al 4%. L’inflazione è ancora la preoccupazione principale di Trichet, a fronte di una crescita continentale che prosegue, sebbene a ritmi rallentati. E tuttavia, con un euro a livelli così elevati, sono sempre maggiori le difficoltà degli esportatori europei e i rischi che anche il rallentamento dell’Eurozona si faccia preoccupante.


Rallentamento economico e inflazione sono in questo momento le due facce di una stessa medaglia che i banchieri centrali non sanno da che parte guardare. Ben Bernanke, il presidente della Federal Reserve, ha scelto la strada del taglio netto dei tassi di interesse portando ulteriore debolezza al dollaro e rischiando un’accelerazione dell’inflazione. Tuttavia i cambiamenti di politica monetaria hanno bisogno di un periodo di tempo per fare sentire i loro effetti e finora non sono riusciti ad alterare il quadro complessivo. E oggi non può che mettere paura l’appuntamento con i dati sul mercato del lavoro statunitense che, se dovessero rivelarsi peggiori delle attese, porteranno inevitabilmente a un nuovo scrollone dei mercati azionari. Il consensus attende un incremento dei salariati non agricoli nel mese di febbraio di 35.000 unità, contro il -17.000 del mese precedente, mentre il tasso di disoccupazione dovrebbe attestarsi al 5% contro il 4,9% precedente.