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Dopo Unicredit-HVB adesso tocca a Intesa e SanPaolo

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L’operazione che ha visto protagonista Unicredit e che ha aperto una nuova fase nelle aggregazioni bancarie transnazionali in Europa è un’ottima notizia per il sistema economico italiano. Oltre a confermare la capacità innovativa di un management attento sia alle ragioni del mercato sia alle prospettive di lungo termine, essa pone un robusto argine alla perdita di reputazione internazionale dell’Italia. Questo episodio non prova però che il nostro sistema bancario si candidi a un ruolo da protagonista nel mercato unico europeo. La mossa di Unicredit non cancella il fatto che sul fronte interno si continui a difendere l’italianità di due gruppi bancari di medie dimensioni europee affidandosi alle opache iniziative di intermediari finanziari con mezzi patrimoniali palesamente inadeguati. Per di più Banca d’Italia sembra così assorbita nella partita per l’italianità delle banche medie di bloccare ogni aggregazione fra i maggiori gruppi del credito. Questo stato di cose rischia di trasformare il successo di Unicredit in un’anomalia. Se non vi saranno maggiori aggregazioni nazionali, Banca Intesa e SanPaolo Imi dovranno compiere un mezzo miracolo per avere ruoli attivi nelle future aggregazioni europee. La prima dovrà abbandonare la sua recente strategia che rischia di costruire un grande canale distributivo al traino dell’azionista di maggioranza, il Credit Agricole. Il secondo dovrà chiarire se la sua attuale forza nel retail sarà compatibile con lo sviluppo di altre aree di specializzazione e sfocerà in coerenti scelte organizzative.

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