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Domani l’appuntamento è con la BCE. E se l’Eurotower iniziasse ad acquistare azioni?

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Domani è il gran giorno della Banca centrale europea. “Quella tra annunciare nuove misure di stimolo e aspettare nuovi dati è probabile che sarà una scelta difficile visto che le indicazioni in arrivo dalle ricerche e dai dati macro […] descrivono un’economia europea piuttosto contrastata“, si legge in una nota diffusa da Deutsche Bank.  

Lanciato a marzo 2015, il Quatitative Easing europeo, che prevedeva acquisti mensili per 60 miliardi di euro, sarebbe dovuto scadere nel mese corrente. La mancanza di risultati ha spinto prima la banca ad estendere la deadline al prossimo mese di marzo e poi ad incrementare lo shopping in quota 80 miliardi.

“La Banca Centrale Europea si trova ad un bivio, in quanto ha la necessità di rassicurare il mercato circa la prosecuzione del suo programma di Quantitative Easing, ma non può ignorare l’attuale scarsità di strumenti acquistabili all’interno del programma di acquisti PSPP, che esclude l’acquisto di obbligazioni i cui rendimenti siano inferiori al tasso di riferimento, le quali attualmente ammontano a 1.200 miliardi di euro”, rileva Dierk Brandenburg, analista Debito Governativo di Fidelity International.

I bond con i requisiti per essere acquistati nell’ambito del Quantitative Easing non sono infiniti. Secondo uno studio realizzato dal Credit Agricole, la BCE entro la fine dell’anno avrà comperato metà dei bond attualmente idonei ad essere acquistati.

“Per far fronte a questo scenario -continua Brandenburg – la BCE potrebbe ridurre ulteriormente i tassi di deposito (attualmente pari a -0,40 punti base), con effetti simili ad un taglio dei tassi di interesse e quindi favorendo un irripidimento della curva dei tassi”.

Un secondo problema è rappresentato dal fatto che gli acquisti della BCE sono indirizzati ai bond dei singoli Paesi in proporzione alla loro partecipazione alla creazione del Prodotto interno lordo della Zona Euro. Di conseguenza, nel caso dei titoli di Stato tedeschi (finora acquistati per 238 miliardi di euro) si rischia di restare all’asciutto.

Per Brandenburg  “la BCE dovrebbe modificare i parametri del piano di acquisti, autorizzando cioè le banche centrali dei Paesi membri a favorire le emissioni più presenti sul mercato, come quelle dei mercati periferici, a discapito di quelle meno abbondanti, come i Bund” anche se “una simile decisione avrebbe importanti implicazioni anche sul piano politico e pertanto non prevediamo ciò accadrà nel brevissimo termine”.

E se l’Eurotower acquistasse azioni?
Secondo alcuni commentatori, la Banca centrale europea dovrebbe passare all’acquisto di azioni. “La prima ragione per cui la Bce dovrebbe comperare titoli azionari è che hanno quasi finito i bond tedeschi acquistabili”, rileva Stefan Gerlach, capo economista di BSI Bank. “Non vedo ragioni per escludere un’ipotesi di questo genere”, ha detto Joseph Gagnon del Peterson Institute for International Economics. “Non mi è chiaro perché una banca centrale non debba avere un portafoglio diversificato”.

In fin dei conti non si tratterebbe di un’idea così nuova. La Banca centrale svizzera ha in bilancio azioni per circa 100 miliardi di dollari (20% delle riserve) mentre la Bank of Japan al 20 agosto deteneva  10.182 miliardi di yen in azioni ed Etf (Exchange-traded funds).

Anche se da Francoforte un’ipotesi del genere non è mai stata esclusa, è difficile che venga approvata nel breve termine. Per Patrick Artus di Natixis, l’acquisto di titoli azionari “sarebbe giustificato; le azioni europee sono sottovalutate mentre c’è una bolla, che la Bce continua a gonfiare, nel mercato obbligazionario”.