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Deutsche Bank taglia 7.000 posti lavoro, via 25% in unità trading. Profit warning, sell su titolo

David Folkers-Laundau, ha accusato l’ex amministratore delegato Josef Ackermann di aver lanciato ai tempi in cui era ceo una irresponsabile espansione delle attività di investment banking.

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Grandi cambiamenti in casa Deutsche Bank, che conferma i rumor sui tagli di più di 7.000 posti di lavoro, nell’ambito di un piano volto a ridurre le sue attività di investment banking. E che rende nota anche l’intenzione di puntare di più sull’Italia, nel corso dell’assemblea degli azionisti.

Riguardo al capitolo licenziamenti, la banca conferma quanto riportato dalle indiscrezioni delle ultime ore, ovvero che taglierà la forza lavoro a un livello “ben inferiore alle 90.000 unità”, rispetto alle precedenti 97.000 unità. I tagli, che secondo Handelsblatt sarebbero già iniziati, che includono anche il licenziamento di una percentuale pari ad almeno il 25% della divisione di equity sales and trading.

Le misure implicano una riduzione del 10%, quantificata in 100 milioni di euro, dell’esposizione di Deutsche Bank verso le attività di investment banking, e il sostenimento di un onere straordinario di  800 milioni di euro.

Così il neo amministratore delegato di Deutsche Bank, Christian Sewing, in un comunicato:

“Confermiamo l’impegno verso la Corporate & Investment Bank e la nostra presenza internazionale, su questo siamo risoluti”.

Ma “dobbiamo concentrarci sulle cose che sappiamo fare bene”.

Il titolo accelera al ribasso alla borsa di Francoforte, cede -3,5% circa, rimanendo sopra la soglia di 10 euro. Sewing avverte tra l’altro che i risultati del secondo trimestre rifletteranno “un contesto che, in termini di fatturato, rimane sfidante”, soprattutto per quanto concerne l’investment bank. Non vengono fornite  cifre, ma si tratta praticamente di un profit warning.

Le quotazioni di DB si avvicinano così ai minimi storici testati durante la forte crisi del settembre del 2016, riflettendo l’ennesima frustrazione degli investitori, che da tempo attendono dalla banca una svolta che non arriva.

In termini di strategia, tra le novità emerse nel corso dell’assemblea degli azionisti di oggi,  il presidente Paul Achleitner e l’AD Sewing comunicano la decisione di Deutsche Bank di focalizzarsi maggiormente su alcuni paesi, come l’Italia:

“Abbiamo interrotto attività di business singole come il trading sulle commodities e siamo usciti da 10 paesi. Di recente il board ha deciso di uscire dal business del Private and Commercial Banking (nei mercati di) Portogallo e Polonia, al fine di focalizzare la banca più su altri paesi, come Italia e Spagna”, ha detto Achleitner.

“In entrambi i paesi, siamo importanti ed eccellenti, e ciò fa di noi una delle principali banche estere”, ha sottolineato l’AD Sewing.

Capo economista Deutsche Bank contro ex AD Ackermann

Handelsblatt ripercorre intanto gli ultimi anni turbolenti di Deutsche Bank, facendo riferimento ai tre anni consecutivi di perdite di bilancio, al forte calo dei profitti nel primo trimestre, alla cacciata brusca dell’ex CEO John Cryan: tutti fattori che hanno scatenato la rabbia degli azionisti.

Oltre al tonfo degli utili, che nel primo trimestre è stato pari a -80%, la banca ha dovuto assistere “al crollo del titolo in Borsa, che nella sessione di mercoledì è precipitato al minimo delle ultime 52 settimane, pari a 10,72, prima di risollevarsi solo un po’ nella sessione odierna, a 10,91 euro”. E prima, si può aggiungere a questo punto, di capitolare di nuovo vicino ai minimi storici.

“Ora che John Cryan non c’è più – spiega il quotidiano tedesco di economia e finanza -gli azionisti si stanno accandendo contro il presidente del board di supervisione Paul Achleitner (..)in moto si sono già messi Glass Lewis  e Ivox Glass Lewis, raccomandando agli azionisti di negare ad Achleitner il voto tradizionale di fiducia”.

A confermare il clima di tensione presente nell’istituto, continua Handelsblatt, è tra le altre cose la forte critica che il capo economista di Deutsche Bank, David Folkers-Laundau, ha rivolto all’ex numero uno Josef Ackermann, accusandolo di aver lanciato ai tempi in cui era ceo una irresponsabile espansione delle attività di investment banking.

L’accusa è pesante: Ackermann, che ha guidato Deutsche Bank dal 2002 al 2012, si era preposto di raggiungere un target di profitti talmente ambizioso che avrebbe potuto essere centrato solo “accettando grandi rischi finanziari ed etici“.

Il diretto interessato si difende, tornando a ribadire per l’ennesima volta di aver lasciato Deutsche Bank in condizioni di redditività.

Sta di fatto, ricorda Handelsblatt, che il colosso è stato costretto a pagare miliardi in sanzioni e risarcimenti danni legati alle decisioni prese durante l’era Ackermann, che variano dall’aver ingannato gli investitori con asset garantiti dai mutui all’aver manipolato il tasso benchmark Libor.

Nessuno sconto dal capo economista David Folkers-Laundau all’ex amministratore delegato:

“Se assumete un idraulico per costruire la vostra casa, non stupitevi dopo se finirete per avere troppi bagni”, dice nell’intervista ad Handelsblatt. Per poi ricordare:

“Dalla metà degli anni ’90, i vertici della banca hanno lasciato ai trader il controllo strategico e operativo delle attività legate ai mercati finanziari”.