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Debutto flop per BTP Italia: mai così male dal 2012. Italiani snobbano appelli Salvini

E’ un flop, almeno per adesso, anche per Matteo Salvini, che aveva lanciato appelli agli italiani affinché comprassero carta italiana.

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E’ il primo BTP Italia a essere emesso da quando in Italia si è insediato il governo M5S-Lega: e non si può dire che il suo debutto sia andato bene. Anzi, per dire le cose come stanno, soprattutto se si fa riferimento alle performance che i BTP Italia delle precedenti edizioni hanno riportato nei loro primi giorni di collocamento, si può dire che il debutto di questa edizione è stato un vero e proprio flop.

Il primo giorno di emissione si è concluso infatti con sottoscrizioni che si sono fermate a 481,3 milioni di euro. E’ la performance peggiore dal giugno del 2012, quando le sottoscrizioni erano state pari a 218 milioni di euro.

Il risultato è ancora più scioccante, se si considerano i 16,8 miliardi che erano stati raccolti in un solo giorno nella quinta edizione mentre, in tutte le altre edizioni, le sottoscrizioni si sono confermate superiori al miliardo di euro in un solo giorno.

C’è da ribadire che i dati si riferiscono al primo giorno di collocamento, al debutto di questa 14esima edizione del BTP Italia. L’emissione, come comunicato dal Mef, proseguirà fino a giovedì 22 novembre.

Tuttavia, se il trend del primo giorno di emissione dovesse essere confermato, si potrebbe dire che, a disdegnare la carta italiana, non sono soltanto gli investitori stranieri, ma gli stessi italiani.

E ciò significherebbe che i vari appelli al patriottismo lanciati dal vicepremier leghista Matteo Salvini starebbero facendo un buco nell’acqua.

Proprio di questi appelli ha parlato qualche giorno fa un articolo del Financial Times, facendo notare come il governo M5S-Lega starebbe puntando a corteggiare soprattutto i cittadini italiani, facendo leva sul loro patriottismo.

D’altronde, Salvini era stato chiaro, nel riproporre la necessità di incentivare l’acquisto dei titoli di stato italiani attraverso agevolazioni fiscali:

“Il fatto che bisogna aiutare chi investe in titoli di Stato italiani è una nostra convinzione da anni (..) – aveva detto qualche settimana fa – e per far questo basta far pagare meno tasse a chi investe nel suo Paese: c’è nel contratto di governo e prescinde dagli spread e da tutto il resto”.

Anche sulla base di queste dichiarazioni, nel constatare l’emorragia di fondi stranieri dai bond sovrani made in Italy, l’FT si era e aveva chiesto: A questo punto, “se i gestori di fondi esteri non sono propensi ad acquistare bond governativi italiani, perchè allora non sfruttare il vasto bacino dei risparmi domestici?”.

Il quotidiano britannico segnalava come il governo gialloverde avesse “iniziato a discutere in modo aperto su questa alternativa”.

Tra l’altro, a proposito della fuga degli investitori esteri – che si sta presentando proprio nell’anno in cui avverrà la fuga più importante dalla carta italiana e non, quella della Bce con lo stop al Quantitative easing – nelle ultime ore la Bce e Bankitalia hanno snocciolato nuovi numeri non così deprimenti come quelli dei mesi precedenti ma, comunque, sulla stessa linea.

La fuga è infatti continuata anche con il ritorno dalle ferie estive. Nel mese di settembre,  gli investitori esteri hanno smobilizzato titoli italiani, su base netta, per un valore di 1,6 miliardi, di cui un miliardo e mezzo circa di titoli pubblici, “a fronte di investimenti diretti in Italia sostanzialmente nulli”.

Debutto BTP Italia, flop anche per Salvini

Certo la situazione inizia a essere preoccupante, se si considera che questa 14esima edizione del BTP Italia potrebbe confermare che, ad allontanarsi dalla carta italiana, non sono ‘solo’ gli stranieri, ma anche gli italiani. Altro che appello al patriottismo da parte di Salvini.

Tra le caratteristiche di questa emissione, da segnalare la durata, visto che il titolo di Stato indicizzato al tasso di inflazione nazionale, in questo collocamento, torna alla durata di 4 anni già proposta in passato, mentre le precedenti emissioni, compresa l’ultima andata in scena a metà maggio (dunque prima dell’insediamento del governo M5S-Lega), prevedevano una durata di 6 anni.

Il BTP Italia viene emesso all’incirca ogni sei mesi, e l’emissione ‘chiama’ prima gli investitori retail e poi, nell’ultimo giorno (dunque, in questo caso, in data 22 novembre) gli investitori istituzionali.

In questa occasione la prima fase del periodo di collocamento, dedicata a risparmiatori individuali ed affini, proseguirà fino a mercoledì 21 novembre 2018, salvo eventuale chiusura anticipata che lascerà comunque garantite le prime due giornate intere di collocamento (il 19 ed il 20 novembre).

Il codice ISIN del titolo per questa Prima Fase è IT0005351660.

Il tasso cedolare (reale) annuo minimo garantito è stato fissato all’1,45%.

Il flop del debutto del primo giorno fa ancora più impressione se si considera che il tasso cedolare è stato considerato appetibile rispetto a quello delle ultime emissioni, condizionato ovviamente dall’aumento dei rendimenti dei BTP degli ultimi mesi.

La cedola minima ha stracciato anche le attese, che erano per un tasso all’1,25-1,35%.

Eppure non è bastato. Certo, il clima di alta tensione tra Roma e Bruxelles sulla legge di bilancio non aiuta affatto.

L’emissione coprirà tra l’altro anche il giorno clou per l’Italia, ovvero la giornata di domani, mercoledì 21 novembre, quando la Commissione europea pubblicherà l’opinione sulla legge di bilancio e il rapporto sul debito.  Già da dopodomani, giovedì 22 novembre, l’Italia potrebbe essere colpita dalla procedura di infrazione.

Ma per l’ennesima volta, in occasione del vertice dell’Eurogruppo che si è svolto ieri, il ministro dell’economia Giovanni Tria ha ribadito che la manovra non cambia e ha lanciato anche più di una frecciatina al deficit della Francia. Dichiarazioni che sono state pagate dallo spread BTP-Bund, che si è riavvicinato ai massimi pluriennali.