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Crollo petrolio, prezzi ai minimi del 2017. WTI sotto $47, Opec non basta più

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Prezzi del petrolio crollano ai minimi del 2017, con il contratto sul Brent nuovamente capitolato sotto la soglia di $50 al barile, a $49,69, e il contratto WTI che è scivolato fin sotto la soglia di $47, a $46,39, al valore più basso dallo scorso 30 novembre.

Entrambi i contratti viaggiano ai minimi in almeno cinque mesi e hanno praticamente azzerato tutti i guadagni messi a segno da quando l’Opec ha raggiunto un accordo per tagliare la produzione, nella speranza di frenare il peggiore crash delle quotazioni in una generazione.

L’accordo è riuscito a smorzare i timori degli investitori sull’eccesso dell’offerta, a livello globale, solo per pochi mesi. La veloce ripresa della produzione di gas di scisto negli Usa e la pubblicazione di alcuni dati, che confermano come le esportazioni di petrolio dell’Opec non siano scese alla fine come quanto sperato, hanno alimentato nuovi importanti sell off. Su base percentuale, le flessioni del Brent e del WTI sono superiori al 2,5% circa.

Era lo scorso 30 novembre quando l’Opec, insieme a paesi non Opec come la Russia, ha reso noto un piano per tagliare l’output per la prima volta in otto anni: i tagli sono stati pianificati per i primi sei mesi del 2017 e sono ancora in corso.

L’intesa ha avuto un impatto immediato, permettendo alle quotazioni del petrolio di segnare un rally del 25% nel mese successivo, e consentendo così al Brent di volare ai massimi in 18 mesi.

Ma la riduzione globale delle scorte non è stata sufficiente a frenare la forte ripresa della produzione. A questo punto, la parola spetta ancora all’Opec che, molto probabilmente, nel suo prossimo meeting del 25 maggio, prorogherà i tagli oltre il mese di giugno.

Tuttavia gli analisti non escludono una ulteriore debolezza dei prezzi.

Intervistato da Cnbc Eugen Weinberg, analista di Commerzbank, ha detto chiaramente che “il danno è stato fatto e non sarei sorpreso di vedere i prezzi calare a valori anche più bassi nel corso dell’estate e, in generale, a seguito della riunione (del cartello)”.

Weinberg ha poi lanciato un messaggio importante: “A un certo punto, i mercati dovranno ammettere che l’Opec non è più il player più importante del settore“. Il suo posto sarebbe stato infatti spodestato dai “paesi non Opec ma, soprattutto, dal gas di scisto Usa”.

Proprio i recenti dati americani hanno confermato che, nella settimana terminata lo scorso 28 aprile, le scorte di petrolio crude sono scese di 930.000 barili, molto meno della flessione di 2,3 milioni di barili stimata.

E’ vero che, in generale, le scorte sono scese nelle ultime quattro settimane: ma, a un valore complessivo di 527,8 milioni di barili, si attestano a un valore inferiore al massimo storico di appena 7 milioni di barili.