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Crescita bassa, deficit e debito alti: Ue mette Italia con spalle al muro. Da Legg Mason consigli agli investitori

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Trader e gestori sull’attenti: il mondo degli investitori guarda con preoccupazione alle notizie che arrivano da Bruxelles, dove oggi sono state pubblicate le Previsioni economiche d’autunno della Commissione europea. Nel caso dell’Italia, sono state confermate le indiscrezioni sulle stime del deficit, che mettono ancora di più con le spalle al muro il governo M5S-Lega.

Intanto, la crescita del Pil italiano, pur essendo stata rivista al rialzo da +1,1% a +1,2% per il 2019, rimane ben inferiore a quella su cui puntano per l’anno prossimo Tria & Co: nel NaDef e nella manovra le stime sono infatti di una espansione dell’1,5% nel 2019, seguita poi da un’accelerazione all’1,6% nel 2020. Come se non bastasse, l’Italia si confermerà inoltre ancora fanalino di coda dell’Ue in termini di crescita.

Proprio il nodo Pil – una crescita che rimane zoppicante – ha portato la Commissione a rivedere al rialzo sia il rapporto debito-Pil che quello del deficit-Pil. In particolare il deficit è stimato in corsa al 2,9% nel 2019 e al 3,1% nel 2020.

E se è vero che “la ripresa delle esportazioni e l’aumento della spesa pubblica dovrebbero sostenere una moderata crescita durante il periodo compreso nelle previsioni”, è altrettanto vero che “l’aumento conseguente del deficit pubblico, in un contesto di tassi d’interesse più alti e di notevoli rischi al ribasso, mette in pericolo la riduzione dell’elevato rapporto debito/Pil”.

Sarà lo stesso commissario Pierre Moscovici, successivamente, nella conferenza stampa con cui commenterà la pubblicazione delle Previsioni economiche d’autunno, a dire che le conseguenza di quella politica fiscale espansiva su cui punta il governo sulla domanda interna saranno, praticamente, moderate.

E’ in questo contesto che arriva la nota di Richard Lawrence, Senior Vice President e Portfolio Manager di Brandywine Global (gruppo Legg Mason) rivolta alla comunità degli invesitori e di tutti coloro che si chiedono, a prescindere da come andrà a finire il braccio di ferro tra Roma e Bruxelles, come bisogna comportarsi in termini di scelte di investimento:

“Scontro Italia-UE, un compromesso ci sarà. Ma nel frattempo Btp resteranno volatili”.

Così Lawrence commenta da Londra:

“L’Italia è un paese che si trova in una situazione piuttosto complicata: con un debito pubblico elevato e una crescita debole, deve ora affrontare un difficile faccia a faccia con l’Europa riguardo i suoi piani di bilancio. Cosa devono aspettarsi dunque gli investitori? Innanzitutto, è bene ribadire che l’Italia ha oggettivamente un problema di debito: il rapporto tra debito pubblico e PIL è oltre il 131%, vicino dunque ai massimi da 90 anni a questa parte. I rendimenti dei titoli di stato italiani a 10 anni, tuttavia, non sono schizzati alle stelle, pur essendo aumentati di circa 160 punti base da aprile e avendo portato lo spread col Bund ad un livello che non si vedeva da 5 anni” (e un’ammissione in tal senso è arrivata anche da Moscovici).

Sul motivo per cui i rendimenti dei BTP non sono cresciuti ulteriormente durante il recente stallo tra governo italiano e Commissione Europea vengono elencate due ragioni che hanno contribuito comunque a evitare che i tassi balzassero a ritmi insostenibili:

Il quantitative easing (QE) della Banca Centrale Europea, che ha mitigato i rialzi dei rendimenti in tutta l’Eurozona;

“Il fatto che oltre il 50% del debito sovrano italiano sia posseduto da banche italiane: ciò ha fatto sì che i rendimenti non si siano alzati ulteriormente nel tentativo di attirare capitali dall’estero. Tuttavia, il fatto che una percentuale così alta del debito pesi sulle banche italiane è un motivo di debolezza, essendo il sistema bancario italiano ancora in uno stato di salute incerto. La percentuale di NPL (crediti deteriorati) è migliorata negli ultimi 3 anni, ma rimane comunque a livelli preoccupanti, soprattutto tenendo in considerazione le difficoltà strutturali e l’incertezza politica che grava sull’economia italiana”.

La nota prosegue, ricordando che “Moody’s, recentemente, ha mantenuto il profilo macro delle banche italiane su “Moderate+”, nonostante il 19 ottobre abbia declassato il debito sovrano italiano da Baa3 a Baa2. Tuttavia, ulteriori declassamenti dei BTP potrebbero spingere verso l’alto i rendimenti e innescare un ciclo di feedback negativo per le banche detentrici di BTP. Al momento, per quanto riguarda lo scontro sulla legge di bilancio, non c’è una strada evidente per una risoluzione. L’insolita coalizione destra-sinistra è guidata spiritualmente da Matteo Salvini, che non sembra orientato a fare passi indietro. Ma è altrettanto difficile immaginare un passo indietro da parte dell’Unione Europea: come abbiamo visto nei difficili negoziati per la Brexit, non è il caso di sottovalutare la volontà politica di mantenere l’Unione Europea integra. Al momento, inoltre, l’euro non sembra prezzare la possibilità di un’uscita dell’Italia”.

Dunque?

“Pochi giorni fa Bruxelles si è mostrata intransigente con Roma, costringendo il governo italiano a rivedere i suoi piani di bilancio. Mai prima d’ora la Commissione Europea aveva respinto la legge di bilancio di un paese membro. Crediamo che le due parti troveranno un modo di venirne fuori, di fatto rinviando – secondo un modus operandi consueto in Europa – una presa di posizione concreta sulle questioni più difficili. A nostro parere entrambe le parti accetteranno un compromesso, che servirà più che altro a guadagnare tempo. Le questioni più complicate dovrebbero dunque essere rinviate a data da destinarsi, ma nel frattempo un accordo potrebbe comunque rappresentare un’opportunità per acquistare titoli di stato italiani – anche se è ancora presto per dirlo”.

Concludendo:

“Il prossimo appuntamento chiave sarà il 13 novembre, quando l’Italia presenterà nuovamente la sua legge di bilancio. Fino a quella data c’è da aspettarsi che i rendimenti dei Btp restino abbastanza volatili e si muovano reagendo di volta in volta alle notizie del momento. La questione più importante e spinosa, ossia a che livello saranno i rendimenti dei Btp tra un anno, resta per ora senza risposta”.