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Confindustria, Boccia: Matusalem bond per debito pubblico. Pir, occhio a bolle speculative

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Parole drammatiche, quelle proferite oggi da Vincenzo Boccia, numero uno di Confindustria, in occasione dell’assemblea annuale:

Dal 2000 a oggi il Pil italiano è invariato, contro il +27% della Spagna, il +21% della Germania, il +20% della Francia. Il reddito pro capite è ai livelli del 1998. Vent’anni perduti“.

Boccia ha fatto il punto della situazione in cui si trova l’Italia, senza risparmiare moniti e consigli alle autorità politiche, invitate a muoversi per attuare riforme che non possono essere più rimandate.  

Diverse le questioni affrontate, dalla tassazione al debito pubblico, dall’occupazione alla produttività, la cui crescita è essenziale per aumentare i salari. Affrontato anche il nodo della legge elettorale, in vista delle elezioni politiche in Italia, dei Pir e anche dei bond Matusalemme.

Bisogna “abbassare rapidamente la montagna del debito pubblico attraverso privatizzazioni e dismissioni di immobili pubblici e utilizzare strumenti – come i Matusalem bond – che lo rendano più sostenibile”. Una dichiarazione a cui si è riferito poi, tra gli altri, Antonio Patuelli, presidente dell’ABI, che ha sottolineato che spetterà al ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan fare una valutazione “dei costi, attuali e prospettici di questi titoli”.

Un commento sulla questione è arrivato anche dall’amministratore delegato di UniCredit Jean Pierre Mustier, che ha sottolineato che “tutte le proposte sono da esaminare”.

Sulla piaga del debito, Boccia ha chiesto una “operazione verità” sui conti pubblici, basata su una politica di “realismo su deficit, debito e crescita” e sull’abbandono di “ricette fantasiose e di facile consenso”. E’ prioritario, ha tenuto a precisare, “farsi guidare dalla competenza e dalla serietà”, anche perchè “dobbiamo farci trovare pronti quando la Bce porrà fine all’acquisto dei titoli sovrani“. 

Un commento positivo, accompagnato da un avvertimento, è arrivato sui Pir, i piani individuali di risparmio, che permetteranno anche alle famiglie di investire in strumenti di capitale e di debito delle aziende italiane, beneficiando di agevolazioni. 

“Attenzione, però: le risorse importanti che si stanno raccogliendo dovranno andare a beneficio della platea più ampia possibile di imprese, anche per evitare potenziali bolle speculative”.

Altra importante misura prevista dalla Legge di Bilancio del 2017, ha detto Boccia, “chiama in causa i fondi pensione e le casse di previdenza” che, “se investiranno nel sistema produttivo del Paese, saranno premiati con incentivi fiscali. Il paradosso per cui fino ad oggi il risparmio previdenziale degli italiani, composto in larga parte dal Tfr dei lavoratori devoluto ai fondi pensione, ha finanziato l’economia di altri paesi o di imprese straniere potrebbe finalmente giungere al capolinea”.

Si tratta di misure che sono entrambe importanti in quanto assicurano “alle imprese fonti stabili di finanziamento”.

Più in generale, riferendosi alle sfide dell’economia italiana, Boccia ha parlato della necessità di siglare “un patto di scopo per la crescita, con l’obiettivo di uscire dalle criticità italiane e costruire una effettiva dimensione europea”. Patto, ha precisato, al quale partecipini tutti: imprenditori, lavoratori e loro rappresentanti, politica, banche e istituzioni finanziarie.

“Beninteso, non un patto spartitorio dove ciascuno chiede qualcosa per la propria categoria, ma il suo esatto contrario, dove ciascuno cede qualcosa per il bene comune”.

Sul fisco, il numero uno di Confindustria ha lanciato un appello per “azzerare il cuneo fiscale sull’assunzione dei giovani per i primi tre anni. Sapendo fin d’ora che dopo dovremo ridurlo per tutti”.

La poca occupazione giovanile, ha aggiunto, “è il nostro valore sprecato” ed è necessaria “una misura forte, diretta, percepibile”.

Ancora Boccia ha invitato il fisco a tutelare “i diritti dei contribuenti” e non ostacolare “le scelte degli investitori”.  Non sono mancate “le più recenti iniziative legislative in materia di Iva, che disegnano, invece, un sistema di adempimento poco efficace nella tutela degli interessi dell’Erario e al contempo più gravoso e complesso per le imprese”. Preoccupa soprattutto “la loro applicazione retroattiva: una deriva che va assolutamente evitata perchè mina la credibilità del Paese”.