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Bufera su Banca Carige: Bce boccia piano e caldeggia un’aggregazione. Ecco la lettera di fuoco del 20 luglio

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Entrata in tackle della Bce su Banca Carige con un nuovo ultimatum per l’istituto ligure già scosso dalle recenti dimissioni di 4 consiglieri tra cui il presidente Tesauro e Vittorio Malacalza. Il 20 luglio è arrivata la lettera Bce in cui si chiede che venga convocata entro il 30 settembre l’assemblea degli azionisti per procedere alla nomina di un nuovo presidente del consiglio di Amministrazione. L’istituto guidato da Mario Draghi chiede anche un nuovo piano di risanamento entro novembre, che valuti anche un’aggregazione. La Bce pone l’accento sulla mancata emissione delle obbligazioni subordinate fino a 500 milioni approvate dal cda della banca nei primi mesi del 2018.

Una serie di reprimende che mettono Banca Carige nuovamente con le spalle al muro per alzare i ratio patrimoniali e l’ipotesi aggregazione appare probabilmente l’unica percorribile visto il poco tempo a a disposizione.

Bocciato il piano presentato un mese fa, serve uno nuovo entro fine novembre

La vera doccia fredda contenuta nella lettera Bce è stata la bocciatura del piano di conservazione del capitale (capital conservation plan, CCP) presentato da Carige il 22 giugno 2018. Tra l’altro la Bce rimarca come la banca ligure non rispetta il requisito patrimoniale complessivo (Richiesta complessiva di capitale Overall Capital Requirement, OCR) pari al 13,125% dal 1° gennaio 2018. Nel primo trimestre del 2018, il coefficiente di capitale totale (Total Capital Ratio) del Soggetto vigilato era del 12,23%, 89 punti base sotto l’OCR. “L’emissione di strumenti di capitale di classe 2 costituisce la pietra angolare del Piano di conservazione del capitale aggiornato. A causa di fattori idiosincratici e di mercato, i tentativi di emissione di strumenti di capitale di classe 2 da parte del Soggetto vigilato si sono rivelati un insuccesso”, argomenta la Bce nella missiva del 20 luglio, aggiungendo: “Nel Piano di conservazione del capitale presentato il 18 aprile 2018, erano state programmate una serie di misure di riduzione dell’attività ponderata per il rischio (RWA) (cessione di attività non strategiche, ivi incluse le attività immobiliari, una partecipazione in Autofiori e la cessione delle quote di Banca d’Italia) da eseguirsi a giugno 2018. Nessuna di tali misure è stata eseguita entro la tempistica iniziale e il Piano di conservazione del capitale aggiornato ne ha rinviato la prevista esecuzione di un trimestre”.

Alla luce di queste osservazioni la Bce chiede che al più tardi entro il 30 novembre venga redatto un piano approvato dal consiglio di amministrazione per “ripristinare e assicurare in modo sostenibile” l’osservanza dei requisiti patrimoniali al più tardi entro il 31 dicembre 2018. Tale piano dovrebbe valutare tutte le opzioni, ivi inclusa un’aggregazione aziendale.

 

Nodo governance, nuovo presidente entro 30 settembre

“Il governo societario non è pienamente funzionante – rimarca la Bce – e rappresenta una concreta fonte di rischio reputazionale e operativo. Il funzionamento del consiglio di amministrazione ha risentito nel tempo di un elevato tasso di avvicendamento; dal 2014 la gestione esecutiva del Soggetto vigilato è stata affidata a tre diversi amministratori delegati”.

Dei 15 membri che erano originariamente parte dell’attuale consiglio di amministrazione, nominato a marzo 2016, dieci hanno rassegnato le proprie dimissioni, principalmente a causa di divergenze interne tra gli amministratori del Soggetto vigilato e i rappresentanti degli azionisti principali. La BCE rimarca di aver adottato diverse misure per sottolineare l’importanza di un consiglio di amministrazione correttamente funzionante e incoraggiare il Soggetto vigilato ad attivarsi al riguardo.

Inoltre la BCE rimarca come “nell’attuale contesto una leadership forte è particolarmente importante per superare le divergenze esistenti e far sì che il consiglio di amministrazione si allinei alle decisioni strategiche necessarie. Ciò è altresì fondamentale per facilitare la rapida approvazione di misure di mitigazione nel caso dovessero concretizzarsi rischi di esecuzione”.