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BTP 50 anni, quotazioni continuano la discesa. Un incubo destinato ad aggravarsi? (Isin IT0005217390)

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E’ stato uno dei collocamenti più chiacchierati degli ultimi anni. Parliamo del BTP 50 anni, Isin IT0005217390 scadenza marzo 2067, emesso dal Tesoro ad inizio ottobre e che aveva riscosso un elevato interesse da parte del mercato. Ricordiamo che i 5 miliardi di euro in collocamento erano stati piazzati ad un prezzo di 99,194, per un rendimento lordo annuo all’emissione pari al 2,85%, 52 punti base al di sopra del tasso del corrispondente BTP 30ennale con scadenza 2047.
La domanda aveva superato la cifra monstre di 18,5 miliardi, oltre 3,7 volte superiore all’offerta.

La lunga durata dell’investimento non aveva scoraggiato quindi gli investitori, prevalentemente istituzionali, che di fatto avevano fatto carta bianca pur di strapparsi di mano un titolo con un rendimento “così interessante”, valutazione condivisibile se si analizzavano esclusivamente da un punto di vista quantitativo i rendimenti offerti da altri titoli simili.

Ora, 10 novembre 2016, a distanza quindi di meno di un mese e mezzo dal collocamento questo investimento si sta rivelando un vero e proprio flop che potrebbe ulteriormente aggravarsi. Questo pomeriggio il Btp perde circa 4 punti percentuali rispetto alla vigilia scambiando a quota 87,6 dopo un minimo intraday a 87,46. Chi avesse acquistato in sottoscrizione e volesse chiudere l’investimento ai prezzi di mercato incasserebbe una perdita netta pari a 11,5, pari ad un abbondante -11,6% dall’emissione. Commissioni escluse.

E la situazione potrebbe ulteriormente aggravarsi. Sono infatti molti gli esperti che hanno sottolineato la complessità di questo strumento obbligazionario che, alla luce della duration implicita, espone l’investitore all’elevata volatilità dei tassi e rendimenti del mercato. Solo alcuni giorni or sono avevamo sentito Roberto Malnati che aveva appunto ammonito sulla rischiosità dei titoli Matusalem commentando in maniera eloquente la perdita accumulata in poche sedute: “Basterebbe che il rendimento passasse dal 3% attuale al 5% (ben al di sotto della media storica di remunerazione per scadenze così lunghe) per trovarvi, indirettamente in portafoglio, un BTP Matusalem che vale 60 con una perdita del 40%”.

E questi numeri prendono in considerazione esclusivamente il rischio legato al possibile rialzo dei tassi. Tralasciamo volutamente altri rischi quali il possibile default dell’emittente, evento non trascurabile quando si parla di titoli a scadenza così dilatata nel tempo. Anche perché nel caso l’Italia dovesse trovarsi in una situazione di default l’andamento del BTP a 50 anni non sarebbe certamente uno dei problemi prioritari da dover affrontare.