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Brexit, trattative Ue questione di ore. Schiaffo Scozia. Outlook su sterlina, Gilt e borsa Londra

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L’Articolo 50 del Trattato di Lisbona sta per essere attivato: stasera si conoscerà il voto del Parlamento sulla proposta della premier britannica Theresa May per concretizzare la Brexit, lo scenario diventato realtà lo scorso anno con il referendum indetto il 23 giugno del 2016. Con il via libera delle Camere,  May potrà attivare l’Articolo 50 e dare ufficialmente il via alle trattative con Bruxelles per ufficializzare il divorzio del Regno Unito dall’Unione europea. Il percorso è tutto fuorché semplice: esiste il rischio concreto che gli UK escano per esempio dal blocco nel 2019 (sono previsti due anni di trattative per l’addio di un paese membro dall’Ue) senza che venga raggiunto alcun accordo commerciale.

L’altro scenario che pesa sul Regno Unito è il rischio di una sua spaccatura interna: la Scozia non vuole seguire infatti Londra nella decisione di lasciare l’Unione europea e potrebbe decidere di indire un secondo referendum per andare per la sua strada, dichiarando l’indipendenza e tornando a essere tra i paesi satelliti dell’Ue.

Le reazioni del mercato sono più che visibili: i futures sui gilt britannici scivolano al minimo dell’anno, dopo le dichiarazioni della premier scozzese Nicola Sturgeon, che invoca un secondo referendum per l’indipendenza della Scozia dal Regno Unito, verso la fine del 2018-inizi 2019. La sterlina si rafforza invece nei confronti del dollaro oscillando sopra la soglia di $1,22. 

Occhio alla nota di Fitch
che, in vista dell’imminente attivazione dell’Articolo 50 afferma che, per i britannici, la fase più difficile della Brexit arriverà ora, mentre nel suo editoriale pubblicato sul Financial Times Gideon Rachman ammette che “la Brexit è ancora avvolta nell’incertezza” e che, come ha riferito un funzionario vicino al dossier, “Ci sono giorni in cui mi sveglio e penso che andrà a finire tutto bene. Altri, in cui tutto sembra un disastro”. Tre a suo avviso dono i “known Unknowns”, ovvero “le incognite che si conoscono” ora: 1) Le trattative stesse con Bruxelles. 2) Gli eventi che si scateneranno a livello globale. 3) gli effetti economici che saranno prodotti da qualsiasi tipo di accordo venga raggiunto.

In tutto questo, le banche d’affari iniziano a emettere i loro verdetti, facendo il punto della situazione. La sterlina è scivolata del 18%, mentre la borsa di Londra è in rialzo del 16% circa dallo scorso 23 giugno, data del referendum sulla Brexit. Sebbene, come scrive Bloomberg, sia la volatilità della sterlina che quella dell’azionario siano ora sotto controllo, alcuni analisti avvertono che i mercati, probabilmente, non stanno prezzando del tutto gli ostacoli nelle trattative tra il Regno Unito e l’Ue.

Così hanno scritto in una nota recente gli strategist di Bank of America Merrill Lynch: “Rifiutiamo l’assunto secondo cui la sterlina avrebbe scontato a pieno l’Articolo 50 e altro. I rischi che incombono sulla valuta rimangono rivolti verso il basso, causa l’attesa di un inizio caotico delle negoziazioni”.  In realtà, la strategia preferita di Bank of America è quella di scommettere più sulle oscillazioni della sterlina, che non sulla sua direzione. Gli esperti consigliano di acquistare la volatilità forward a tre mesi, ritenendo che tale parametro salirà del 20% circa rispetto ai livelli attuali. 

Anche Société Générale intravede opportunità nel mercato delle opzioni e stima, sempre stando a quanto riporta Bloomberg, un aumento della volatilità implicita a due mesi in caso di flessione del rapporto sterlina-dollaro al di sotto di $1,20.

JP Morgan è anch’essa ribassista sulla sterlina, e ha già raccomandato di vendere la sterlina contro il dollaro a $1,2250, con uno stop a $1,2530, ritenendo la moneta la più sopravvalutata del gruppo G-10.

Meno negativa è Morgan Stanley, secondo cui l’attivazione dell’Articolo 50 non dovrebbe alla fine essere una grande sorpresa. “Ci saranno molte notizie sull’Articolo 50, nell’arco delle prossime settimane, ma crediamo che tanta negatività attorno alla debolezza dei dati economici legati alla Brexit sia già stata scontata”.

Cosa dire invece dell’azionario? Al momento, la volatilità della borsa di Londra, misurata dall’indice VFTSE Index, è vicino al minimo record. E non a caso. Diverse società quotate sull’indice Ftse 100 ricevono i tre quarti del loro fatturato dall’estero, il che significa che hanno assistito finora a una forte crescita della redditività, grazie alla flessione della sterlina.

Più a rischio è l’indice Ftse 250 – il fatturato proviene per il 50% dal Regno Unito – e l’indice Ftse Local UK Index, il cui fatturato dipende per il il 70% dal paese. Proprio oggi l’indice Ftse 250 ha testato un nuovo record assoluto a 19.048, beneficiando più che altro delle notizie legate al mercato M&A, con Amec Foster in rally del 19% dopo aver accettato la proposta di acquisizione della rivale John Wood. 

Sul fronte dei gilts, ovvero titoli di stato britannici, JP Morgan conferma di rimanere short sui Gilt a 10 anni. Citigroup ritiene che i tassi a 10 anni scenderanno all’1%, sulla scia di un outlook sull’economia che si rivelerà pessimista, mentre ING consiglia di guardare più che altro ai bond britannici detenuti dagli stranieri.

La percentuale dei bond UK presente nei portafogli stranieri è infatti scesa negli ultimi due mesi; e secondo ING, “se ciò si confermerà un trend a sei mesi, vorrà dire che ci starà dicendo qualcosa”.