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Banche italiane, Equita Sim: ecco come diktat Bce peseranno su prestiti. Intanto arrivano dati su grande fuga dai BTP

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Il contesto in cui operano le banche italiane viene definito “sempre più sfidante”, ma il broker ritiene anche che i titoli abbiano già prezzato i rischi e che le “ricapitalizzazioni” …

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Indicazioni in chiaroscuro per il comparto bancario italiano arrivano oggi con il report di Equita Sim e con il comunicato dell’Abi. Mentre l’Associazione bancaria italiana certifica che le sofferenze nette delle banche italiane hanno segnato una forte flessione a dicembre, scivolando ai minimi in quasi 9 anni ( a 29,549 miliardi di euro, rispetto ai 38,269 miliardi registrati di novembre e a un valore più che dimezzato rispetto ai 64,085 miliardi del dicembre 2018) , Equita SIM calcola il costo che gli istituti dovranno sostenere per adeguarsi alle regole più severe della Bce,

Quasi contestualmente arrivano dalla Bce altri numeri, che riguardano invece la grande fuga degli investitori esteri dalla carta italiana, avvenuta nel corso del 2018.

Dai dati emerge che l’incertezza politica che ha contrassegnato lo scorso anno, unita alle previsioni più fosche sul destino dell’Italia del M5S-Lega, ha portato gli investitori a smobilizzare, su base netta, 63,2 miliardi di euro, al ritmo più alto in due anni.

Il risultato contrasta nettamente con i dati del 2017, quando i fondi globali erano stati acquirenti di carta italiana per un ammontare di 13,1 miliardi.

Prendendo in considerazione il solo mese di dicembre, la fuga dal debito italiano è stata pari a 2,94 miliardi; le vendite sono avvenute per il quinto mese consecutivo attestandosi, dallo scorso agosto, a 35,5 miliardi di euro.

In questa situazione, considerato il legame doom loop tra banche italiane e BTP, come vede Equita SIM il settore bancario del made in Italy?

Il rapporto ha un titolo ben indicativo: “Hit but not Sunk”, ovvero “Colpite ma non affondate”.

Gli analisti misurano l’impatto previsto per il settore delle regole più rigide della Bce, riferendosi all’addendum e agli Srep, ovvero ai requisiti di capitale ordinati per l’anno in corso.

Sia l’addendum, che chiede agli istituti di avviare una copertura totale degli stock degli Npe entro il 2026, che gli Srep rendono secondo Equita Sim necessario continuare negli smobilizzi dei crediti deteriorati.

Il broker milanese prevede cessioni di NPL per un valore di 72 miliardi di euro entro il 2022-2023  rispetto ai 100 miliardi del biennio 2017-2018, che corrispondono a -24 punti base di Cet1 al 2020 per un peso calcolato in 2,2 miliardi e -160 punti base al 2026, con una incidenza di 15 miliardi.

Non ci sono “rischi imminenti sul Cet – si legge nel report – ma il maggior assorbimento di capitale a regime comporterà, al 2026, 158 miliardi di minori prestiti (-15%)“.

In poche parole, le regole della Bce costringeranno gli istituti italiani a dover stringere i rubinetti del credito.

Viene fatto notare inoltre come entro il 2020 le banche debbano rifinanziare una raccolta pari a 200 miliardi, di cui 188 miliardi attraverso il programma di liquidità della Bce. A tal proposito, Equita calcola che se il 40% dell’esposizione con la Bce dovesse essere rinnovata, non ci dovrebbero essere “rischi di ulteriore deleveraging sugli impieghi”. Detto questo, a suo avviso, “le banche dovranno emettere almeno 70 miliardi di bond e ridurre di 27 miliardi (-18%) lo stock di Btp”.

Il contesto in cui operano le banche italiane viene definito  “sempre più sfidante”,  ma Equita Sim ritiene anche che i titoli abbiano già prezzato i rischi e che le “ricapitalizzazioni” siano “improbabili”:

“Rispetto a una percezione di rischio iniziale ben più elevata, crediamo che le ricapitalizzazioni siano improbabili e il margine di ribasso” per i titoli, “con valutazioni del 30% sopra i minimi degli ultimi 5 anni”, sia “limitato, anche alla luce di risultati dello Srep migliori delle attese”.

Equita SIM aumenta di 50 punti base la presenza di tre banche nel suo portafoglio, motivando la scelta con la “lettura leggermente più costruttiva del profilo rischio/rendimento”.

Le tre banche sono Banco BPM (valutazione buy, tp a 3 euro); UniCredit (buy, tp 16,8 euro); Bper (rating buy, tp 5,5 euro); esce dal portafoglio Intesa SanPaolo (tp a 2,6 euro, a fronte di un rating hold).

Il rating di Carige è confermato a  hold con target price di 0,01 euro: su Mediobanca giudizio buy con tp a 9,8 euro; su Ubi Banca è hold con tp a 3,2 euro; Credem hold con prezzo obiettivo a 6,3 euro, Credito Valtellinese è buy con 0,11 euro, Popolare di Sondrio hold con 3,7 euro, Mps hold con tp a 2,3 euro.