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Banche italiane, dopo Creval Equita non esclude aumento capitale per queste tre. Hedge fund all’attacco, chi sono

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Per gli analisti di Equita, i target di Creval “confermano la pressione del regulator per accelerare il derisking dei player maggiormente esposti agli Npe”.

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Banco BPM e Bper sotto attacco a Piazza Affari. I titoli cedono fino a -6%, riportando le perdite più forti tra le banche italiane quotate sul Ftse Mib di Piazza Affari.

Pesa l’effetto domino Creval, il cui titolo riporta un tonfo teorico superiore 30%, non riuscendo a fare ancora prezzo dopo l’annuncio dell’aumento di capitale da 700 milioni. Pesano anche le tensioni Italia-Bce sul nodo degli NPL e soprattutto l’intenzione della Vigilanza Bancaria della banca centrale di andare avanti con le regole più restrittive contenute nell’addendum.

La domanda che innervosisce trader e investitori che guardano all’Italia è la seguente: l’aumento di capitale di Credito Valtellinese sarà solo il primo atto di una nuova sequenza di rafforzamenti patrimoniali?

Gli analisti di Mediobanca Securities frenano e su Bper precisano che l’istituto non è il Creval, visto che può riuscire ad assicurare alcuni parametri senza dover ricorrere necessariamente a un aumento di capitale. 

“La nostra analisi ci porta, infatti, a concludere che Bper dovrebbe riuscire a soddisfare il ratio npe lordo/prestiti lordi del 9,6% fissato dal Creval nel suo piano industriale aggiornato, mantenendo un Cet1 oltre il 12%”. Ciò significa, scrive Mediobanca, che il derisking potrebbe “anche essere effettuato senza alcuna iniezione di capitale“. Certo, Bper dovrebbe comunque rafforzare la copertura sui crediti deteriorati, ovvero, continuano gli analisti di Mediobanca Securities, smobilizzare Npl per 6,65 miliardi di euro per coprire il divario tra l’attuale npe ratio lordo del 21% e il ratio lordo del 9,6% fissato come target da Creval”.

Di fatto gli analisti guardano al piano industriale di Creval e ai suoi target, chiedendosi cosa accadrebbe in generale alle banche italiane se dovessero anch’esse seguire la stessa strada di pulizia dei bilanci.

Equita scrive:

“I target di piano del Creval (10,6% Npe ratio già al 2018 dal 21%) confermano la necessità di accelerare il derisking”.

Si ricorda nella nota come il Credito Valtellinese abbia presentato un piano che “realizza un derisking molto aggressivo ed accelerato”.

“Infatti – continua Equita – è prevista una riduzione tramite cessione dell’Npe ratio già al 2018 dal 21% al 10%, con Cet all’11%. E’ inoltre previsto un aumento del coverage degli Npl al 2018 al 74% (dal 62%) e al 45% (dal 37%) per gli Utp (Unlikely to pay)”. E questi target “confermano la pressione del regulator per accelerare il derisking dei player maggiormente esposti agli Npe”.

Risulta così “confermata la nostra intuizione in base a cui alcuni player (Ubi e Popolare di Sondrio) che hanno un Npe ratio di circa il 15% devono accelerare le cessioni, mentre gli istituti con ratio maggiore del 20% (Bper, Banco Bpm e Carige) devono rivedere le proprie strategie di derisking in modo più strutturale – senza escludere a priori piani di rafforzamento patrimoniale“.

Intanto, sono proprio Bper e Banco BPM i titoli su cui, come emerge da una stessa tabella riportata dalla Consob, si sono accumulate nelle ultime settimane diverse posizioni di vendite allo scoperto.

Banco BPM è attaccata da diversi fronti, soprattutto da AQR Capital Management, con una posizione netta corta del 3,14% al 3 novembre del 2017.  Tra le altre posizioni short accumulate sempre su Banco BPM si segnalano quelle di Bridgewater Associates, Lansdowne Partners UK, Marshall Wace (1,58% al 6/11/2017), Oxford Asset Management, PDT Partners.

Su Bper, negli ultimi giorni si sono abbattute le posizioni nette corte di diversi hedge fund, tra cui AHL Partners, ancora AQR Capital Management, BlueCrest Capital Management, Bridgewater Associates, Marshall Wace, Oxford Asset Management.

I fondi AQR Capital Management e Marshall Wace hanno accumulato posizioni short anche su Credito Valtellinese, con posizioni pari rispettivamente allo 0,52% (dello scorso 18 ottobre) e all’1,83% (dello scorso 3 novembre).

Il mondo degli hedge fund, insomma, non sta certo a guardare e si sta muovendo da giorni proprio sulle banche che sono più sotto pressione a Piazza Affari.