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Banca Mps, Unione Europea chiede altri sforzi: va dimezzata

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Nonostante il piano di salvataggio, l’ennesimo, per mettere in sicurezza Mps, il caso non è ancora chiuso. Ora le autorità europee chiedono un piano maggiormente concentrato sulla sostenibilità che preveda anche cessioni delle attività e che porti al dimezzamento dell’istituto in crisi patrimoniale. Il board della banca in crisi intanto è al lavoro per lo scorporo immediato di 28,5 miliardi di crediti inesigibili.

Da circa due mesi la terza banca d’Italia è impegnata in una lunga trattativa con le autorità europee per poter strutturare un piano industriale convincente e consentire al Tesoro italiano di ottenere il lascia passare per fare il suo ingresso nel capitale del travagliato istituto, come prevede il decreto salva banche.

I negoziati sembravano bene avviati fino a quando, nei giorni scorsi, non sono emerse differenze sostanziali non solo tra le parti ma anche tra Bce e Commissione Ue. Stando alle indiscrezioni stampa sembra che i colloqui si siano arenati in una fase di stallo con l’Unione Europea che ora chiede ulteriori tagli alla banca.

Come riportato dal Financial Times ieri la Bce e l’organo esecutivo europeo sarebbero divise sulle modalità con cui va aiutata Mps. A questa divergenza di opinioni si aggiungono le nuove richieste avanzate da Bruxelles. Secondo il quotidiano La Repubblica, infatti, l’Antitrust della comunità europea avrebbe chiesto un piano drastico per salvare la banca più antica del mondo.

Di fatto il piano industriale proposto in un primo momento dai vertici di Mps non è ancora giudicato sufficiente dalle autorità europee, che ora chiedono tagli piu’ significativi al personale e al numero di filiali, accompagnate dalla vendita di certe attività, in operazioni tali da dimezzare le attività banca.

Se nel vecchio piano industriale, osserva sempre La Repubblica, si prevedevano nel triennio 2600 esuberi e 500 filiali chiuse, per portare la redditività all’11% nel 2019, ora invece l’Antitrust Ue vorrebbe che venissero apportati altri tagli al personale e alle filiali della banca di Rocca Salimbeni con l’obiettivo di rendere meno rischiosa la banca.

Il rovescio della medaglia è che correndo meno rischi è anche facile che si generi meno redditività, specialmente in un contesto di tassi di interesse sempre molto bassi, e che quindi si incontrino maggiori difficoltà nel trovare investitori disposti ad assumere il controllo dell’istituto.

A maggior ragione dopo le ultime novità, in banca si continua a lavorare sodo, in particolare sul nodo cruciale dei crediti deteriorati e degli incagli. Il Sole 24 Ore riferisce che nel Cda di giovedì prossimo “non è escluso (ma neanche probabile) che si possa esaminare una nuova bozza del piano industriale: sul tavolo c’è una nuova riduzione di filiali e personale e il rilancio di raccolta e scorporo immediato, via bad bank interna, di tutti i 28,5 miliardi di Npl già al centro del piano di dicembre. Nella speranza che possa bastare a trovare una quadratura del cerchio tutt’altro che agevole”.