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Banca Etruria: la Popolare di Vicenza si ritira, “non ci sono i presupposti”

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L’offerta vincolante è decaduta, non ci sono i presupposti per proseguire la trattativa. A questa conclusione è giunto il Consiglio di amministrazione della Banca Popolare di Vicenza (BPVi) che oggi si è riunito per esaminare la comunicazione ricevuta lo scorso 11 giugno da Banca Etruria (Bpel) in risposta all’offerta da 1 euro in contanti (premio del 25,8%) avanzata da Vicenza.

Banca Etruria, pur confermando l’interesse a un’integrazione, aveva evidenziato di non potere esprimere una valutazione preliminare positiva della proposta “in ragione dell’esigenza di svolgere congiuntamente ulteriori approfondimenti in merito alla struttura e alle condizioni dell’operazione”. A frenare l’istituto aretino erano state ragioni tecniche, la struttura dell’Opa, e divisioni interne.

La “BPVi ha sempre ribadito, anche nei precedenti comunicati al mercato, che l’Opa su Bpel, così come rappresentata nell’offerta vincolante, si sarebbe concretizzata esclusivamente se il Consiglio di amministrazione di Bpel avesse espresso, entro il 12 giugno 2014, una preliminare valutazione positiva”, riporta la nota dell’istituto presieduto da Gianni Zonin. Quindi, “stante l’assenza di una preliminare valutazione positiva sull’Opa […], l’offerta vincolante è decaduta“.

Stop alle trattative, dato “che non vi sono i presupposti per proseguire”. Quella della BPVi è un’uscita di scena definitiva. “Eventuali altre ipotesi o proposte diverse […] non possono essere prese in considerazione in quanto non rispondenti alla strategia della Banca Popolare di Vicenza”.

Adesso il tempo gioca a sfavore della Bpel. Come più volte ricordato da Bankitalia, un’aggregazione è necessaria e a questo punto il rischio è che non ci siano altri pretendenti per l’istituto di Arezzo.