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Banca Carige chiede subito allo Stato garanzie su bond per 2 miliardi

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Banca Carige non vuole perdere tempo ha chiesto al Tesoro il rilascio della garanzia statale per due bond da complessivi 2 miliardi riservandosi la facoltà di chiedere l’ulteriore miliardo.

Ieri l’istituto ligure ha visto sbloccarsi la situazione con la Commissione Europea che ha espresso valutazione positiva della concessione della garanzia pubblica fino a massimi 3 miliardi di euro su obbligazioni di nuova emissione prevista dal Decreto Legge approvato nelle scorse settimane. La Commissione europea ha ritenuto che il decreto del governo su Carige è in linea con le norme Ue sugli aiuti di Stato.

 

Carige, commissariata dalla Bce dallo scorso 2 gennaio, ha così richiesto al Ministero dell’Economia e delle Finanze il rilascio di suddetta garanzia per due emissioni obbligazionarie per un importo complessivo di 2 miliardi di euro con durata rispettivamente di 12 e 18 mesi. Tali emissioni saranno effettuate una volta completati gli adempimenti tecnici. La Banca si riserva la facoltà di richiedere l’attivazione della ulteriore garanzia di 1 miliardo di euro, nell’ambito del massimale previsto dal suddetto decreto.

La settimana di Carige

Nei giorni scorsi l’agenzia di rating Fitch ha tagliato il rating su Carige evidenziando l’aumento del rischio che i creditori senior unsecured possano subire delle perdite. Secondo Fitch sull’istituto aleggia troppa incertezza sulla possibile evoluzione del caso. Ma Carige a detta di Carige “quanto rappresentato dall’agenzia evidenzia la mancata comprensione dei recenti avvenimenti che hanno interessato Carige”. La banca ricorda infatti che le misure prese dall’autorità di vigilanza hanno natura temporanea e si sono rese possibili proprio perchè Carige rispetta tutti i coefficienti patrimoniali vincolanti richiesti, e riguarda quindi una banca in condizioni di solvibilità.

Il capitolo aggregazioni

Intanto i commissari di Banca Carige sono intenti a formulare il nuovo piano della banca e successivamente convochino una nuova assemblea per la ricapitalizzazione. Decisiva sarà la decisione di Vittorio Malacalza, azionista di riferimento dell’istituto ligure, in merito alla partecipazione all’aumento di capitale. Se Malacalza decidesse di non aderire pro quota all’aumento si potrebbe profilare una soluzione sulla falsariga di quanto fatto con le banche venete. In tal senso il governo starebbe lavorando su un piano B che prevede l’appoggio di una banca. Più volte è circolato il nome di Unicredit, restia a intervenire ma che potrebbe accettare se si prefigurasse un intervento del governo in modo da applicare condizioni analoghe a quelle offerte a Intesa Sanpaolo nell’ambito del salvataggio di Popolare Vicenza e Veneto Banca.

Sul mercato si fanno anche nomi di altre banche. Tra le sale operative un nome gettonato è quello di UBI Banca, più volte affiancata all’altra grande malata del sistema bancario, ossia Banca Mps. “Secondo me con Carige non possono illudere il mercato – afferma il trader Giovanni Borsi – e UBI Banca potrebbe integrarsi bene con Carige. E la debolezza del titolo Ubi è da leggere come timore del mercato circa eventuali sviluppi in tal senso”.