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Attacco ai BTP affonda le banche, esposizione per 182 mld per le sei big di Piazza Affari. Ecco l’impatto della febbre da spread sul CET1

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Banche italiane destinate a soffrire ancora lo febbre da spread, con i Btp sotto pressione in attesa di chiarezza sulla composizione della squadra di governo. Oggi i titoli del settore sono sotto attacco: Banco Bpm è arrivato a cedere oltre il 6%, complice anche la bocciatura da Goldman Sachs a neutral; molto male anche le big Intesa Sanpaolo (-3,5%) e Unicredit (-3%). Fuori dal Ftse Mib si segnala l’oltre -4% di Mps.

Lo spread sopra area 200 punti base (toccato picco a 207 pb) pesa sulle big bancarie di Piazza Affari che presentano tutte una forte esposizione sui Titoli di Stato italiani.  Nonostante l’alleggerimento dell’ammontare dei Btp portato avanti dalle banche negli ultimi anni, Credit Suisse calcola che le prime sei banche italiane detengono da sole 182 miliardi di Titoli di stato italiani su un totale di 282 mld di bond governativi in pancia.

Nel dettaglio Unicredit è esposta di titoli di Stato italiani per 51,3 miliardi (su un totale di 101 mld di bond governativi), Intesa Sanpaolo per 78 miliardi su 106 miliardi totali, Mps per 18,3 miliardi, Ubi per 10,3 miliardi, Banco Bpm per 19 miliardi (su 26,3 mld) e Bper per 5,1 miliardi (su 5,8 mld totali).

In generale lo stock di debito sottoscritto dalle banche (categoria nella quale viene conteggiato pure il portafoglio dei fondi monetari), stando ai dati diffusi nei giorni scorsi da Unimpresa, è pari a 624,04 miliardi, pari al 27,25% del totale del debito italiano.

Ecco i calcoli di Credit Suisse

L’aumento del rendimento del Btp, tornato ai massimi dal 2014 a ridosso del 2,5%, rischia di impattare sui ratio patrimoniali delle banche. Stando ai calcoli di Credit Suisse, un aumento dello spread tra Btp e Bund di 100 punti base avrebbe un impatto negativo sul patrimonio tangibile di -1% e -15 pb sul CET1 considerando l’esposizione a fair value. A valori di mercato invece l’intero portafoglio sovrano italiano (attività bancaria e assicurativa, obbligazioni classificate in tutte le categorie) segnerebbe -7% in termini di patrimonio tangibile e -94 punti base per il CET1.
Credit Suisse ritiene che la composizione della squadra di governo sarà fondamentale nell’indirizzare il mercato. “A nostro avviso, la nomina di Giuseppe Conte è neutrale – afferma la casa d’affari elvetica – come professore di giurisprudenza, non è considerato un candidato antiestablishment. Tuttavia, il team di governo e in particolare il nome del ministero delle Finanze sarà fondamentale per comprendere l’approccio e gli impegni verso l’Europa. Questo potrebbe essere un fattore potenzialmente negativo che potrebbe allargare ulteriormente lo spread”.
Credit Suisse ritiene che la volatilità continui in attesa dell’annuncio della composizione del governo.

 

Focus anche sui rischi da flat tax

Per le banche c’è da considerare anche il rischio legato alla flat tax contenuta nel contratto di governo.  Come si evince da un’analisi odierna del Sole 24 Ore, la riduzione delle aliquote dal 27,5% attuale al 15-20% comporterebbe più svantaggi che vantaggi per le banche, almeno nel breve periodo. Il sistema creditizio potrebbe andare incontro a perdite tra i 3,1 e i 5,3 miliardi di euro e l’aliquota Ires, senza una corretta gestione del periodo di transizione, potrebbe avere effetti negativi anche sul patrimonio di vigilanza valido ai fini di Basilea III.

L’applicazione della flat tax porterebbe ad una riduzione del recupero fiscale legato alle Dta (deferred tax asset, più semplicemente imposte anticipate) con conseguente impatto in termini di capitale. “Riteniamo che, dato l’attuale contesto politico, un taglio delle tasse sulle banche risulti molto improbabile”, sottolinea Equita Sim. La riduzione dell’aliquota fiscale porterebbe quindi alcune banche ad andare sotto pressione in termini di CET1, che in alcuni casi scenderebbe sotto la soglia dell’11,5%. Anche Mediobanca Securities ritiene che l’applicazione della flat tax alle banche è alquanto improbabile e lo scenario potrebbe essere di un congelamento dell’aliquota al 27,5% così come successo nel 2017 quanto le tasse sulle imprese sono state abbassate al 24%.

In uno scenario in cui fosse però abbassato il tax rate, le banche che sarebbero maggiormente impattate sarebbero quelle con il rapporto DTA/CET più elevato. Data una media del settore del 28%, le banche che hanno un maggiore rapporto DTA/CET sono Carige (72%), Banco BPM (40%), Creval (39%) e MPS (35%).