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Argentina: per Fitch sarà default entro il 15 dicembre, il rating crolla da B a CC

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Per Fitch Ratings l’Argentina nei prossimi giorni avrà di che piangere. Nonostante i tentativi di Buenos Aires di scongiurare il default, il giudizio dell’agenzia di rating si è abbattuto ferocomente, facendo saltare ben cinque “notch” dalla valutazione a lungo termine in valuta estera dell’Argentina, che si è vista così scivolare da un rating B a un rating CC, livello default, con outlook negativo.
 
Secondo Fitch, infatti, il governo potrebbe scegliere di dichiarare nuovamente bancarotta, come nel 2001, non più tardi del 15 dicembre, quando scade un pagamento da 1,3 miliardi di dollari a beneficio di fondi speculativi detentori dei bond del default di 11 anni fa. Pagamento imposto da una corte di New York con una sentenza contro cui l’Argentina si è però appellata in un estremo tentativo di evitare un nuovo disastro. La ragione dell’appello è che lo Stato di New York non avrebbe giurisdizione per pronunciare una simile decisione. Inoltre, anche i termini del pagamento sarebbero impari rispetto a quelli scelti dai detentori di bond ristrutturati. Questi ultimi infatti hanno accettato un “haircut” del 70%, lasciando tempo fino al 2038 per pagare, mentre chi possiede bond ristrutturati dovrebbe essere pagato subito, e per l’intero controvalore dei prestiti concessi.
Il Paese di Cristina Kirchner aveva pianificato di  rifondere i creditori che hanno accettato lo swap tra i bond del default 2001 e quelli emessi nel 2005 e nel 2010, ma non gli altri, che hanno invece optato per un pagamento pieno. Tra questi ultimi, figurano appunto alcuni hedge fund statunitensi, a favore dei quali la Corte di New York si è pronunciata. Per di più, nota Fitch, il 15 dicembre l’Argentina avrebbe in scadenza anche un pagamento da 3 miliardi di certificati collegati al Pil che, se disatteso, potrebbe innescare un default su tutti i certificati legati al debito emessi sotto legislazione straniera.
Secondo le stime degli economisti consultati dall’FT, se la sentenza fosse rispettata sarebbero 25 i miliardi di debito emesso solo sotto la legislazione dello Stato di New York. Secondo quanto riportato da Mariano Arrieta, analista di Credit Suisse, se si creasse un precedente anche i creditori che hanno accettato l'”haircut” con i bond del 2005-2010 potrebbero chiedere lo stesso trattamento di coloro che hanno scelto il pagamento pieno. Le riserve della Banca centrale argentina al momento ammonterebbero a 45 miliardi di dollari. Lo Stato potrebbe quindi scegliere di non pagare nessuno dei creditori, dichiarando nuovamente bancarotta: l’ipotesi contemplata da Fitch sembra essere perciò la più probabile.
“La nostra sensazione è che in Argentina la situazione stia precipitando”, fa eco Filippo Diodovich di Ig. “A confermare i timori degli investitori vi è il forte aumento delle quotazioni dei CDS (Credit Default Swaps) a 5 anni sul debito sovrano del paese sudamericano (ovvero gli strumenti derivati che proteggono dal rischio di default) saliti a 4200 pb (ricordiamo che solamente a fine ottobre venivano scambiati a 1000 pb circa). Prevediamo nei prossimi giorni un aumento del flusso di capitali in uscita che provocherà un aggravamento della crisi finanziaria, un ulteriore rialzo delle tensioni sociali e un probabile taglio del rating sul debito argentino da parte di Moody’s e S&P’s. Non ci aspettiamo comunque, nel breve periodo (il 15 dicembre) un default tecnico da parte dell’Argentina ma crediamo che si aprirà una lunga battaglia legale”.