Commodity della settimana: gas naturale, geopolitica e stoccaggi sotto pressione alimentano la volatilità
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Il future sul gas naturale è tornato al centro della scena con una nuova ondata di volatilità. Dopo il forte balzo di inizio settimana legato alle tensioni in Medio Oriente e al blocco dell’offerta di GNL dallo stretto di Hormuz (snodo chiave da cui passa circa il 20% del petrolio e del gas mondiale,) le quotazioni hanno tirato il fiato, ma il premio al rischio resta ben presente. Scenario geopolitico e macroeconomico dominato dai seguenti trigger monitorare: la guerra Usa–Iran, il suo impatto sulle rotte energetiche ed il livello non confortante degli stoccaggi europei dopo l’ultima stagione di prelievo.
Di seguito il commento tecnico al grafico del future TTF europeo di Amsterdam.
Mercato del gas naturale: la condizione di domanda ed offerta
Caos geopolitico ad alimentare la volatilità sui mercati energetici incendiati dallo scoppio della guerra tra Usa ed Iran. Tra i principali eventi del conflitto emerge l’attacco ad una nave da guerra iraniana al largo di Sri Lanka ed il conseguente blocco del traffico nello Stretto di Hormuz per diversi giorni, scatenando un’ondata di tensione sui mercati con il prezzo del gas naturale alle stelle.
In parallelo, QatarEnergy ha dichiarato “forza maggiore” su alcune spedizioni dopo gli attacchi agli impianti di produzione, con la chiusura temporanea del grande polo di esportazione di Ras Laffan. Si tratta di uno snodo che pesa in modo significativo sull’offerta globale di GNL: qualsiasi interruzione prolungata costringe infatti il mercato a riprezzare l’intero equilibrio di breve periodo. Non stupisce quindi che i future TTF abbiano reagito in modo molto più violento rispetto al gas statunitense, storicamente più ancorato alle dinamiche domestiche. Solo successivamente, con indiscrezioni su possibili aperture diplomatiche da parte di Teheran, il mercato europeo ha parzialmente ridimensionato la reazione, senza però azzerare il premio al rischio.
Altra nota dolente sul fronte europeo riguarda il livello degli stoccaggi. Dopo un inverno meno estremo di quanto temuto, ma in ogni caso caratterizzato da diversi picchi di freddo, i livelli di gas in deposito si attestano sensibilmente sotto la media degli ultimi anni. Tale fattore aggiunto al contesto attuale ha amplificato la reazione del prezzo del TTF.
Situazione opposta sul fronte americano dove la produzione di gas “dry” resta vicina ai massimi storici, sostenuta da un numero di impianti di perforazione in crescita rispetto ai minimi del 2024. Lo scenario che vede la chiusura parziale dell’offerta qatariota potrebbe aumentare l’appeal del GNL americano presso gli acquirenti europei ed asiatici, ma nel breve la capacità di esportazione è già un vincolo.
