Commodity della settimana: carne bovina, domanda ai massimi e offerta sotto pressione
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Il mercato della carne bovina è tornato al centro del dibattito sui fondamentali delle materie prime alimentari. A sostenere i prezzi non è solo un contesto inflattivo generalizzato, ma un mix di domanda strutturalmente elevata negli Stati Uniti, produzione ridotta e tensioni geopolitiche che stanno modificando gli equilibri di approvvigionamento globale. Di seguito il commento tecnico al grafico del future quotato al CME.
Mercato della carne bovina: domanda ed offerta, la pressione aumenta tra consumi in aumento e produzione in discesa
Il mercato della carne bovina è entrato in un periodo ad elevata pressione dovuta da una domanda in forte crescita ed al contempo da un’offerta in difficoltà sul fronte della produzione, oltre che ad un contesto macroeconomico tutt’altro che stabile.
Secondo gli ultimi dati del Dipartimento dell’Agricoltura statunitense (USDA), gli allevamenti di bovini americani sono ai livelli più bassi dagli anni Cinquanta. La carenza di piogge nelle regioni occidentali e sud-orientali ha prosciugato i pascoli, costringendo molti allevatori a vendere in anticipo piuttosto che investire in nuove fasi di allevamento. Come spiegato da Larissa Alvarez (StoneX), il mercato si trova in una fase di scarsità strutturale, con un effetto moltiplicatore sul prezzo di partenza per vitelli e manzi. I piccoli allevatori, attratti dai prezzi record, preferiscono monetizzare anziché reinvestire nel ciclo riproduttivo, generando un ulteriore squilibrio tra domanda e offerta.
Al tempo stesso, a trainare la domanda c’è l’evoluzione delle preferenze alimentari dei consumatori statunitensi, sempre più orientati verso diete ricche di proteine. L’ultimo sondaggio dell’International Food Information Council segnala che oltre il 70% degli americani intende aumentare l’assunzione proteica, contro il 59% del 2022. Un elemento inatteso che sta influenzando il trend è la diffusione dei farmaci dimagranti che spingono i pazienti ad integrare diete iperproteiche per evitare perdita di massa muscolare.
Sul fronte macroeconomico e geopolitico, inoltre, nonostante i nuovi dazi statunitensi fino al 50% sulle importazioni brasiliane annunciati dall’amministrazione Trump ad aprile, il volume di carne bovina importata negli USA nella prima metà dell’anno è cresciuto del 30% rispetto al 2024, con un picco del +91% dalle forniture brasiliane. A conferma di ciò, come dichiarato da Wesley Batista membro del board di JBS, colosso globale delle carni, il consumo di proteine da parte degli americani è ormai un trend, tanto che la produzione interna non basta a coprirne il fabbisogno.
La combinazione tra carenza di offerta strutturale, domanda sostenuta da nuovi driver e tariffe protezioniste crea un mix esplosivo per i prezzi della carne bovina. Gli operatori dovranno valutare con attenzione le prossime mosse, bilanciando l’esposizione ad una commodity oggi al crocevia tra macroeconomia, salute e geopolitica.
Punto tecnico sul grafico del future
Il future sulla carne bovina quotato al CME continua a muoversi in un contesto rialzista strutturalmente intatto, supportato da un trend di fondo forte e da una performance da inizio anno pari a +24,5%. Tuttavia, il recente comportamento dei volumi e alcuni segnali dell’RSI suggeriscono l’emergere di una fase di riflessione dopo il rally che ha spinto i prezzi verso nuovi massimi storici.
Dal punto di vista grafico, il future ha proseguito la propria corsa fino ai massimi record in area $ 2,44/libbra, livello che rappresenta un punto di riferimento chiave per il mercato. Il movimento ascendente resta pienamente sostenuto dalla trendline rialzista di lungo periodo (in blu), che guida il trend da diversi mesi e continua a fungere da principale supporto dinamico. Negli ultimi scambi il quadro tecnico ha mostrato un rallentamento della spinta direzionale, con la formazione di un triangolo di congestione (in arancione) nella zona dei massimi. Tale figura potrebbe preludere ad un nuovo tentativo di breakout al rialzo, con target proiettato (in verde) oltre l’attuale massimo storico.
Sul fronte degli oscillatori, l’RSI a 14 periodi conferma al momento un segnale di forza, avendo recentemente rotto la resistenza dinamica (in verde) che aveva contenuto i precedenti tentativi di rimbalzo. Tuttavia, per sostenere un’estensione del trend, sarà necessaria anche la rottura della seconda resistenza dinamica (in rosso): in assenza di questa conferma, tale configurazione potrebbe essere letta come una divergenza ribassista, preludio ad una pausa del movimento.
Altro elemento da monitorare con attenzione è l’andamento dei volumi di scambio, i quali appaiono in graduale diminuzione mentre i prezzi si muovono vicino ai massimi. Nuovi sprint rialzisti necessiteranno quindi un ritorno di spinta da parte dei compratori per sostenere una commodity il cui mercato reale si trova in una fase ad elevata pressione.
