A cosa si deve l’appetito insaziabile per l’ IA e l’oro?
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Non sorprende che ieri i principali indici azionari statunitensi abbiano registrato nuovi massimi storici, ancora una volta alimentati dalla tecnologia e dall’intelligenza artificiale. Tra le ultime notizie, xAI di Elon Musk ha ottenuto 20 miliardi di dollari di finanziamenti, tra cui quelli di Nvidia; SoftBank ha acquistato la divisione robotica di ABB, intensificando la sua scommessa su quella che definisce “IA fisica”, che ritiene sarà la prossima grande novità nell’ambito dell’intelligenza artificiale. Gli investitori l’hanno apprezzata, per usare un eufemismo, con SoftBank che è balzata del 10% a Tokyo, aiutando il Nikkei a rimanere vicino ai massimi storici.
Inoltre, all’inizio di questa settimana, Dell ha raddoppiato le sue stime di crescita per vendite e utili per i prossimi due anni, affermando di essersi “sbagliata sulle dimensioni del mercato dell’IA due anni fa” e che “non è altro che più grande”. Tale convinzione è stata condivisa dal CEO di JPMorgan, Jamie Dimon, che ha riconosciuto che la domanda di IA si è rivelata molto più forte di quanto molti prevedessero. Ha rivelato che JPMorgan sta attualmente spendendo circa 2 miliardi di dollari all’anno in iniziative di intelligenza artificiale e, sorprendentemente, tali investimenti sono già compensati da risparmi sui costi equivalenti.
Quindi, ripeto, non voglio sostenere che il mercato non sia in una bolla, ma non capisco da dove provengano le voci secondo cui non valga la pena investire nell’intelligenza artificiale. In ogni caso, il rally dell’intelligenza artificiale continua a pieno ritmo negli Stati Uniti, con Nvidia in rialzo del 2% ieri, Tesla – che vuole internalizzare xAI – in rialzo dell’1,3%, Dell in rialzo del 9% e il Nasdaq 100 che spinge verso un nuovo massimo storico sopra i 25.000.
Tutto ciò è avvenuto mentre i verbali del FOMC lasciavano intendere ulteriori tagli dei tassi in futuro, ma con molti funzionari ancora preoccupati per i rischi di inflazione. Ciò significa che qualsiasi aumento dei dati sull’inflazione potrebbe rapidamente invertire il percorso di allentamento della Federal Reserve (Fed). La buona notizia è che al momento non vengono pubblicati dati importanti, poiché il governo statunitense rimane chiuso. Il rendimento a 2 anni, che meglio riflette le aspettative della Fed, rimane stabile appena sotto il 3,60%, mentre il rendimento a 10 anni si mantiene laterale dopo una vendita di titoli di debito da 39 miliardi di dollari che ha appena superato le aspettative.
Sul mercato valutario, il dollaro USA si è indebolito stamattina, dopo essere rimbalzato al massimo degli ultimi due mesi a causa del calo dell’interesse per euro e yen. Il kiwi ha recuperato terreno dopo aver toccato il livello più basso da aprile, in seguito a un taglio a sorpresa di 50 punti base da parte della Reserve Bank of New Zealand (RBNZ), che ha lasciato aperta la porta a ulteriori misure di allentamento, sostenendo che la debolezza dell’economia era diventata troppo pronunciata per attendere, mentre l’inflazione mostra segni di rallentamento. Anche la Polonia ha tagliato inaspettatamente i tassi, citando l’allentamento delle pressioni inflazionistiche, mentre la Banca d’Inghilterra (BoE) ha avvertito che le valutazioni elevate delle aziende di intelligenza artificiale e le crescenti preoccupazioni sull’indipendenza della Fed hanno aumentato il rischio di una “brusca correzione di mercato” che potrebbe riversarsi sui mercati globali.
Curiosamente, il Regno Unito ha un’esposizione così limitata all’intelligenza artificiale – e questioni fiscali così urgenti – che l’avvertimento è rimasto in gran parte inascoltato dagli investitori. La sterlina rimane molto poco amata in vista del bilancio autunnale. Anche se le manovre politiche francesi hanno frenato il rialzo dell’EURGBP dalla fine di settembre, le prospettive restano più favorevoli per l’Europa continentale che per il Regno Unito, dove la crescita lenta, le persistenti pressioni fiscali e una Banca d’Inghilterra esitante continuano a pesare sul sentiment.
Un settore in cui non ci sono esitazioni è l’oro. Ieri il lingotto ha finalmente superato la soglia dei 4.000 dollari l’oncia, sulla scia del calo di interesse per le valute tradizionali, tra cui euro, dollaro, sterlina e yen, insieme ai forti acquisti delle banche centrali e alla rinnovata incertezza legata allo shutdown del governo statunitense. Una domanda che si pone costantemente è se l’oro abbia ancora margine di crescita. A differenza delle azioni, non disponiamo di indici di valutazione per giudicare se l’oro sia diventato “troppo costoso”. Il metallo giallo gode anche di una solida domanda al dettaglio, in particolare durante la Golden Week in Cina e la stagione dei matrimoni in India. Ma la componente fisica non è la spiegazione principale. L’oro si impenna perché gli investitori credono che abbia valore. Quanto valore? Tanto quanto la gente pensa che ne abbia. Se un Bitcoin viene scambiato sopra i 120.000 dollari, anche l’oro ha sicuramente un potenziale di rialzo infinito. Quindi sì, anche con prezzi record, le prospettive a medio termine per i lingotti rimangono positive. Molti investitori già puntano a un movimento verso i 5.000 dollari e oltre.
Per il resto della settimana, e in assenza di dati economici statunitensi, gli investitori si concentreranno sulla prima serie di utili statunitensi, con i risultati di Delta, Pepsi, Levi’s e BlackRock in uscita. L’attenzione sarà rivolta a come le aziende stanno gestendo un’economia ancora resiliente, costi rigidi e aspettative sui tassi in evoluzione, tutti fattori che potrebbero dare il tono alla fase più pesante della stagione dei bilanci la prossima settimana. Le aspettative sugli utili sono migliorate nelle ultime settimane, con le aziende dell’S&P 500 che dovrebbero registrare una crescita del fatturato del 6,3% e una crescita degli utili di quasi l’8% nel terzo trimestre. In tutti i settori, i titoli tecnologici continueranno a fare il grosso del lavoro, con un aumento previsto degli utili del 21%, grazie alla domanda legata all’intelligenza artificiale. Si prevede che i settori dei servizi di pubblica utilità e della finanza cresceranno rispettivamente del 17,5% e dell’11%, mentre si prevede che i settori dell’energia e dei beni di consumo di base registreranno un calo degli utili del 3% a causa delle tensioni commerciali e del calo dei prezzi dell’energia. Vediamo cosa hanno da dire le aziende!