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Wall Street: Gundlach lancia alert valutazioni troppo alte. “E l’inflazione ci prenderà in contropiede’

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Le valutazioni sono “straordinariamente alte e continuano a essere sostenute da un ammontare massiccio di stimoli”. In un’intervista rilasciata alla Cnbc nel corso della trasmissione “Halftime Report” il fondatore e ceo di DoubleLine Capital, Jeffrey Gundlach, ha rinfocolato il timore sull’elevato livello, rispetto ai precedenti storici, attorno a cui le azioni Usa oscillano, aggiungendo anche che l’inflazione Usa potrebbe prendere gli investitori in contropiede, quest’anno.

Il re dei bond Jeffrey Gundlach parla della possibile fine della leadership della borsa Usa nel mondo
Jeffrey Gundlach, is the chief investment officer of Trust Co. of the West, a Los Angeles–based money management firm that manages about 20 billion for clients worldwide. he’s a bit of a Renaissance man, and among many interests, collects landscape art with “Springtime Uccle” by San Francisco, CA artist Joseph Raphael. (Photo by Annie Wells/Los Angeles Times via Getty Images)

I valori record delle azioni, ha spiegato Gundlach, sono confermati da diversi parametri di valutazione, che emergono dai dati relativi al mercato azionario Usa degli ultimi 40 anni.
Per Gundlach il motore dei buy è la Federal Reserve, “che ha  promesso che i tassi di interesse rimarranno inchiodati allo zero”.
La politica monetaria straordinariamente espansiva “ha permesso alle valutazioni di balzare ai massimi record”.
Gli esempi, di fatto, non mancano: i titoli Tesla valgono 90 volte il flusso di cassa previsto per il 2021, dopo un rally pari a +800% negli ultimi 12 mesi e del 25% soltanto la scorsa settimana; roba da far impallidire Apple, che ha fatto comunque un dignitoso +73% su base annua e la cui capitalizzazione ha superato anche quota $2 trilioni.
Un esempio illustre che dà in teoria ragione a Gundlach è il rapporto forward PE dello S&P 500, che è appena al di sotto di quota 23, al massimo dal 2000, l’anno dell’esplosione della bolla dot-com.

Da Gundlach alert inflazione Usa: prezzi al consumo al 3%

Detto questo, c’è chi fa notare come la capitalizzazione di Apple abbia tutte le carte in regola per superare, dopo aver già superato la soglia di $2 trilioni, anche i 3 trilioni di dollari.
A fare un paragone con quell’anno e anche con il crash del 1929 è stato nelle ultime ore anche Jim Reid, analista di Deutsche Bank, che si è chiesto se la sbandata presa dagli investitori per Signal Advance sulla scia di un singolo tweet di Elon Musk, numero uno di Tesla, non sia il segnale di una “bolla dei prezzi storica”:
“Negli anni che verranno scopriremo se il periodo 2020-2021 abbia assistito a una storica bolla dei prezzi degli asset, equivalente a quelle del 1929 e del 2000″.
In ogni caso, secondo Gundlach, ci sono alcuni segnali che mettono in evidenza come diversi trend, che si sono manifestati per circa un decennio, e ora si stanno ribaltando: è il caso dei mercati emergenti, ha affermato, che stanno iniziando a fare meglio della borsa Usa:
“Le cose stanno davvero cambiando. La leadership degli Stati Uniti come il mercato che ha fatto meglio praticamente per 10 anni sembra star rientrando. Molte cose stanno cambiando – ha detto il numero uno di DoubleLine Capital – E non credo che si tratti di un fenomeno di breve termine”.
E attenti anche all’inflazione Usa.
A tal proposito, un riferimento è stato fatto ai commenti rilasciati dal presidente della Fed di Chicago Charles Evans, lo scorso 4 gennaio:
“Più l’inflazione salirà al di sopra del 2%, più i mercati capiranno che, sì, stiamo per vincere” (facendo riferimento alla battaglia della Fed per centrare il target di inflazione).
Gundlach ci crede, tanto da ritenere che l’indice dei prezzi al consumo salirà fino al 3% verso maggio/giugno, “qualcosa che cambierà davvero le cose, nel caso in cui dovesse manifestarsi”. Non per niente i tassi sui Treasuries decennali viaggiano al record dal marzo del 2020, ben al di sopra dell’1,1%.